110 e Lode è un nome beneaugurante per un locale che si colloca nel cuore della zona universitaria di Bologna, ma anche ambizioso. Perché implicitamente, aspirando al massimo dei voti, assume come filosofia d’impresa quella di proporre referenze di altissimo livello, cosa che nel variegato mondo dell’enogastronomia è davvero difficile anche per i più bravi e volenterosi.

Locale piccolo ma accogliente

Eppure è stata proprio la buona volontà la prima cosa che ci ha colpito all’inaugurazione di questo nuovo risto-pub (definizione che non amiamo ma che si adatta a una clientela vasta e multiforme) in via Belle Arti che ha aperto i battenti lo scorso 11 gennaio: intendiamoci, il locale è grazioso, pulito, dalle linee sobrie, ma non vi farà perdere la testa come è il caso di altre nuove aperture all’ombra delle Due Torri.

Due salette, una con bancone e una con cinque tavolini, e una dichiarata disponibilità a organizzare rinfreschi di laurea che sarebbe suicida non avere vista la zona, saranno il primo, falsamente non esaltante, biglietto da visita.

Dall’Umbria due fratelli di sangue e di ideali

Ma basta affondare lo sguardo nel menù con un briciolo di attenzione per capire che Giorgio e Roberto Boldrini, i due titolari, fratelli provenienti dall’Umbria, non hanno mosso i fili a caso in attesa degli eventi: certo la formula non è originalissima, tra taglieri e stuzzicherie che a Bologna ormai stanno diventando una sorta di ossessione, però gli ingredienti, quelli sì, una volta tanto si distinguono.

Prima lode: i salumi e i formaggi dal centro Italia

E parliamo di salumi e formaggi prevalentemente di origine centro-italiana, con un occhio di riguardo per Toscana e Umbria: una parte di essi – mortadella di Prato al tartufo nero, lardo, porchetta, coppa di testa alla cannella – arrivano da una nota macelleria del pratese, e a essi si affiancano capocollo umbro, lonzino, finocchiona senese, prosciutto toscano, Pecorino dolce e stagionato, ma anche, fuori zona geografica, un interessante Brie.

Nel menù anche le immancabili insalatone, pizze, crostoni e panini, ma noi preferiamo menzionare i tomini nel coccio, profumati a scelta con miele o tartufo.

Seconda lode: la carta delle birre artigianali

In abbinamento merita la citazione una bellissima selezione di birre artigianali, provenienti da Italia – Birra del Borgo – Belgio – Gulden Draak – Gran Bretagna – la corposa Shepherd Neame – ma soprattutto Germania – Pyraser e Ayinger. Un valido tributo all’attività di microbirrifici anche storici con etichette per nulla banali e in alcuni casi persino difficili da trovare altrove.

Scelta dei vini da aggiustare meglio

Enigmatica invece la proposta dei vini, che affianca bottiglie prevalentemente toscane e umbre, spesso caratterizzate da un buon rapporto qualità prezzo, ad altre delle quali si fatica a comprendere la presenza, specie in relazione all’offerta alimentare, come Amarone (sprecato a nostro giudizio), Ribolla Gialla, Lambrusco di Modena, spumanti della Cinzano e, puntuale come la cartella di Equitalia, l’ineluttabile Prosecco.

Ma siamo certi che nel tempo i titolari sapranno aggiustare il tiro anche in questo campo, magari privilegiando ancora di più le etichette della loro terra d’origine e migliorare ulteriormente la media voto.

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