Con l’arrivo dell’autunno, fioriscono come i funghi, è il caso di dirlo, le sagre e fiere dei prodotti del bosco e sottobosco ed anche nei piccoli borghi dell’entroterra forlivese non mancano le occasioni, come a Dovadola, dove avrà luogo domenica 15 e domenica 22 ottobre, la 51a Fiera e Sagra del Tartufo, una grande festa gastronomica, dedicata al re della tavola che nasce spontaneo nelle verdi colline del preappennino romagnolo.

Fiera e Sagra del Tartufo di Dovadola, una festa di profumi e sapori

A Dovadola, nella collina forlivese, torna la Fiera e Sagra del tartufo Durante la manifestazione funzioneranno stand gastronomici con tagliatelle, polenta, crostini, panzerotti, uova al tartufo, piadina fritta e piadina romagnola, carne alla griglia e tante altre prelibatezze della cucina tipica locale.

La manifestazione sarà allietata da spettacoli musicali con orchestre folk romagnole e da mostre di pittura e fotografiche.

A Dovadola, nella collina forlivese, torna la Fiera e Sagra del tartufo In entrambe le domeniche grande mercato ambulante con le merci più svariate, produttori con miele, castagne, funghi e frutti del sottobosco, olio, formaggi e banchi di vendita del tartufo.

Il tartufo, che quest’anno sconta un’annata difficile a causa del gran caldo e secco della scorsa estate, per cui i prezzi saranno stellari, è un ineffabile dono della natura. Figlio del tuono, lo chiamavano gli antichi; oggi, meno poeticamente, lo possiamo definire come fungo ipogeo (sotterraneo) micorrizico, così detto in quanto vive, grazie appunto a questo delicato meccanismo biologico che è la micorriza, in stretto rapporto con le radici di alcune piante superiori, generalmente arboree, che lo ospitano fornendogli la sostanza organica che gli necessita.

Querce, tigli, pioppi, noccioli e carpini, che loro volta si avvantaggiano della sua presenza che conferisce loro maggiori capacità di assorbimento, quindi di resistenza alle avversità in genere, ed un più rapido accrescimento.

Fiera e Sagra del Tartufo di Dovadola; il bianco e il nero 

A Dovadola, nella collina forlivese, torna la Fiera e Sagra del tartufo Diverse decine sono le specie di tartufo, anche riferendosi esclusivamente alle nostre zone, ma due le specie che spiccano, per motivi organolettici e quindi economici, data anche la difficoltà di reperimento: il “Tuber magnatum”, o tartufo bianco pregiato, che rappresenta il massimo della ricercatezza e che spesso spunta prezzi da capogiro nelle aste organizzate a livello mondiale per accaparrarselo; il “Tuber melanospur”, o tartufo nero pregiato, altrettanto apprezzato dal punto di vista alimentare, ma di  uso culinario abbastanza differente. Il prezzo del tartufo nero, generalmente è circa la metà di quello bianco.

L’andar per tartufi, negli anni, pensando alle somme coinvolte, si è trasformato da hobby salutare in un secondo lavoro, spesso “in nero”, con tartufai che, oltre che delle proprie tasche, fanno la gioia di molti ristoratori, prima ancora che degli estimatori che ne apprezzano odore e sapore nel piatto.

Ci sono anche altre specie di tartufi ritenute commestibili e commerciabili. Tra questi cosiddetti tartufi “minori”, alcuni meriterebbero maggiore considerazione per la loro qualità tutt’altro che disprezzabile nei periodi di assenza dei loro “fratelli più preziosi”, anche in funzione del movimento turisticamente importante che provocano in tante zone di produzione.

Fiera e Sagra del Tartufo di Dovadola; i cani da tartufo

A Dovadola, nella collina forlivese, torna la Fiera e Sagra del tartufo Se l’appassionato cercatore deve mettere in conto pazienza, tempo, fatica, rabbia, dolore, ripagate dalla soddisfazione dell’eventuale ritrovamento, nella raccolta del tartufo, però, l’elemento fondamentale è il cane. Un ottimo animale selezionato nel corso degli anni per questo lavoro è il “Lagotto romagnolo”, un cane instancabile, che, se ben addestrato, può davvero essere una “gallina dalle uova d’oro” e che, stando alle cronache, in più di un’occasione è stato oggetto di operazioni malavitose quali rapimenti o invidiosi avvelenamenti. Profumo di tartufo e profumo di soldi assieme: c’è da andar giù di testa.

C’è da dire che il potenziale economico-commerciale del tartufo nelle nostre zone, naturalmente così vocate, non è stato sfruttato a dovere. I piemontesi delle Langhe o i marchigiani di Acqualagna sono stati molto più bravi di noi nella valorizzazione di un prodotto che, tutto sommato, è lo stesso prodotto ovunque.

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