Barolo, il caratteristico borgo del vino delle Langhe, parte con le manifestazioni dedicate alla Città Italiana del Vino 2021: “Barolo 2021. Racconto infinito”. Molteplici iniziative per gli enoturisti.

Taglio del nastro per Barolo Città Italiana del vino 2021, sabato 15 maggio 2021 nel Tempio dell’Enoturista del WiMu, il Museo del Vino della città.

Un’inaugurazione strettamente riservata, nel pieno rispetto delle normative anti-Covid, e il Comune di Barolo (Cuneo) dà ufficialmente il via a “Barolo 2021. Racconto infinito”.

Barolo 2021.Racconto infinito. Credits: Ph. Pierangelo Vacchetto
Barolo 2021.Racconto infinito. Credits: Ph. Pierangelo Vacchetto

Il comune delle Langhe ha scelto questo slogan per presentarsi come prima “Città Italiana del Vino”, il riconoscimento ideato e promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino (di cui Barolo è socio fondatore) e patrocinato dal Mipaaf, il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, avendo la meglio su altre sei città candidate.

Si tratta del primo anno di istituzione del titolo, dunque per Barolo c’è la soddisfazione di essere il primo comune italiano a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro.

VIGNA MAGICA A BAROLO

In occasione della cerimonia è stata, infatti, inaugurata l’esposizione temporanea “Vigna magica a Barolo” ospitata nella sala degli Stemmi del castello Falletti, lungo il percorso del Museo del Vino che ha riaperto i battenti dopo la lunga chiusura per pandemia ed è visitabile – per il momento – ogni fine settimana.

Barolo: Castello Falletti. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Barolo: Castello Falletti. Credits: Ph. Andrea Di Bella

La sala ospiterà per tutto il 2021 due preziose testimonianze della civiltà contadina, frutto di una collaborazione con il Comune di Vesime (Asti): una coppia di stele antropomorfe in pietra arenaria, una maschile e l’altra femminile, ciò che rimane di antichi pali di testa dei filari di una vigna.

I manufatti, suggestivi e misteriosi, sono stati attentamente studiati nel corso degli ultimi quarant’anni dal professor Piercarlo Grimaldi, già rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Secondo il noto antropologo, i pali di testa in pietra sarebbero esempi di folclore e magismo contadino, quel bagaglio di credenze e riti ancestrali su cui si è fondata per secoli la comunità agricola delle Langhe. La vigna di Vesime, in cui sono state ritrovate le pietre, era perimetrata da almeno venti coppie di manufatti simili, con evidente funzione protettiva dalla grandine e dalle malattie della vite.

La coppia esposta a Barolo è l’unica sopravvissuta, dopo i lavori di rifacimento del vigneto, che hanno sostituito i pali di testa in pietra con analoghi in legno. E il “maschio” è il solo originale rimasto, dopo che la “femmina” è andata a sua volta perduta: è stato grazie alle fotografie scattate da Grimaldi nel 1980, che un picapere (cavatore di pietra, n.d.r.) locale, Nando Gallo, ha potuto realizzare una copia, riportando così in vita la pietra-donna.

Quella di Barolo è la prima esposizione museale dell’ultimo originale rimasto, al di fuori del Comune di Vesime (Asti), che ha gentilmente prestato al WiMu sia il “maschio” sia la “femmina”, in occasione delle celebrazioni di Barolo Città Italiana del Vino 2021. L’interesse verso questi reperti, peraltro, non è limitato al solo ambiente museale o accademico.

Sempre nelle Langhe, nella Tenuta Fontanafredda, è possibile oggi ammirare alcune riproduzioni di stele antropomorfe, realizzate ancora da Gallo, ritornate nel loro ambiente naturale, ossia in un vigneto. Si delinea pertanto un “triangolo magico”, un vero e proprio itinerario sulle tracce di ciò che rimane di una cultura antica, che non smette di interrogarci sul significato più profondo del nostro rapporto con la terra e le sue presenze simboliche e vitali.

Barolo, Città del vino. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Barolo, Città del vino. Credits: Ph. Andrea Di Bella

LA CANDIDATURA

E proprio il Museo del Vino, firmato nel 2010 dallo scenografo svizzero François Confino e gestito dalla Barolo & Castles Foundation, è stato il cuore della candidatura di Barolo, avendo ricevuto l’incarico dal Comune di predisporre il ricco programma di spunti, attività e proposte, che poi è risultato vincente. Un’attività di programmazione che ha coinvolto una dozzina di altre fondazioni, associazioni culturali e istituzioni del territorio, nell’ottica di un lavoro di squadra che ha già portato fortuna molte volte, in passato, all’Albese.

“Quando nell’estate scorsa abbiamo abbracciato l’idea della candidatura al primo riconoscimento di questo tipo dell’Associazione nazionale Città del Vino – dice la sindaco di Barolo, Renata Bianco –, lo abbiamo fatto con spirito di intraprendenza e voglia di ripartire dopo essere stati travolti dalla pandemia e dal primo, doloroso lockdown. Mai avremmo potuto pensare a quanto sarebbe accaduto dopo e che questo momento che arriva oggi avrebbe davvero significato un nuovo inizio. Confidiamo che questa ripartenza sia quella definitiva e, nel rispetto di tutte quelle che sono oggi le normative di sicurezza, inauguriamo Barolo Città Italiana del Vino 2021 dando un segnale di ottimismo e condivisione di una nuova e dinamica stagione di eventi, cultura e turismo”. 

Protagonista del taglio del nastro di Barolo Città Italiana del Vino 2021 è anche la comunità locale, che lo scorso anno ha celebrato il cinquantenario dell’acquisizione del Castello Falletti da parte dell’amministrazione comunale (un’impresa a cui contribuirono anche molte famiglie barolesi).

La sindaco Bianco“Questo riconoscimento va condiviso soprattutto con i barolesi. Ed è per questo che i residenti, non potendoli avere in presenza all’inaugurazione per le rigide misure anti-contagio, saranno invitati a partecipare a un’anteprima a loro riservata, quando giovedì 13 e venerdì 14 maggio saranno coinvolti in una serie di tour del castello, a cui già normalmente hanno accesso gratuito secondo l’accordo stipulato all’apertura del Museo del Vino nel 2010, per vedere il nuovo allestimento nella sala degli Stemmi”.

Il programma di Barolo proseguirà nei mesi estivi con mostre, seminari, Lectio magistralis, installazioni artistiche e altri eventi, sempre nel rispetto dei protocolli di sicurezza, fino alle celebrazioni del decennale del WiMu nel mese di settembre e alla convention nazionale delle Città del Vino in programma a Barolo in autunno.

Un cartellone di iniziative ricco e ambizioso, con cui si cercherà di riportare vitalità e dinamismo a un territorio segnato dall’emergenza e dalle limitazioni agli spostamenti e al turismo, e proprio per questo, ansioso di ripartire.

“Siamo felici e orgogliosi di essere il braccio operativo di questa nuova avventura e di poter contribuire così alla ripartenza dell’economia turistica del nostro territorio – aggiunge il presidente della Barolo & Castles Foundation, Claudio Bogetti –. Il riconoscimento di Barolo Città Italiana del Vino 2021 è frutto di un lavoro corale, per cui la Fondazione ha messo a disposizione il suo comitato scientifico articolando un dossier qualificato e un programma all’altezza del suo nome. Questa è una grande opportunità per Barolo e l’intero territorio di Langhe, Roero e Monferrato che, con il suo comparto vinicolo, paesaggistico e turistico, ha dimostrato di sapersi posizionare ai primi posti sul mercato nazionale e internazionale e allo stesso modo saprà affrontare il futuro del post-pandemia”.

Antiche bottiglie di Barolo. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Antiche bottiglie di Barolo. Credits: Ph. Andrea Di Bella

I SOSTENITORI

Sostengono Barolo Città Italiana del Vino 2021: Banca d’AlbaConsorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe DoglianiRaspini Salumi.

L’iniziativa gode del patrocinio dell’Unione di Comuni Colline di Langa e del Barolo.

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