BASTARDE DI FRANCIA. La figlia del cardinale || Alessandra Giovanile e Virna Mejetta || Piemme || maggio 2021 || 688 pagine

Con l’augurio che questa storia ti catturi e ti trascini in un’epoca ormai lontana”. Questa è la dedica che, nel giorno della presentazione, Alessandra Giovanile mi aveva scritto su una copia del libro “BASTARDE DI FRANCIA. La figlia del cardinale”, scritto da lei e Virna Mejetta e pubblicato per Piemme da Mondadori Libri.

"Bastarde di Francia": Dedica di Alessandra Giovanile
“Bastarde di Francia”: Dedica di Alessandra Giovanile

E così è stato Alessandra! Quando leggi l’ultima pagina di un certo momento e non vedi l’ora di riaprire il libro per gustare le pagine successive vuol dire che sei già stato catturato, che quello è un libro che suscita aspettative, che ti appartiene.

Hai scritto bene, “trascinato!”. Romanzo intrigante, letto con piacere e un po’ di curiosità. È stata una lettura coinvolgente, che mi ha davvero proiettato nell’atmosfera della Francia del Cardinale Richielieu.

Complimenti per aver ambientato il romanzo tra le vicende francesi di quel tempo, al tempo dei moschettieri che dovevano proteggere il re.

Ho avvertito, tra le righe, l’amore, la felicità, l’attesa, la tristezza e la malinconia, per non dire il dolore. Ricco di intrecci e di colpi di scena, senza un finale definito e che, quindi, apre a un seguito.

È un romanzo d’esordio, scritto a quattro mani e a distanza, nel senso che, mentre Alessandra era in Italia, Virna si trovava in Colombia. Un modo assai particolare, sui generis, per portare avanti la scrittura di un libro.

Un libro che è stato scritto attraverso le chat o dialoghi avvenuti nelle stazioni ferroviarie, quando entrambe le autrici si trovavano in giro per l’Europa. O in occasione dei viaggi a Parigi, alla ricerca di luoghi di ispirazione, anche se la Ville lumière conserva ormai solo pochi angoli fedeli al Seicento.

Ambientato nella Francia del XVII Secolo, quella di Louis XIII e del cardinale Richelieu, due giovani donne vivono le stesse voglie di ribellione, cercando di non piegarsi a chi le vorrebbe pedine in una partita giocata da altri.

Ambedue sono “figlie illegittime” di una società che le considera dipendenti e sottomesse all’autorità maschile. Le ragazze della nobiltà, a differenza delle ragazze borghesi, non interrogavano i loro sentimenti in caso di matrimoni programmati.

Due giovani donne coraggiose e indomabili, Madeleine Pidoux, nipote del cardinale Richelieu, primo ministro del Re, e Cécile de la Baume, nate dalla fantasia delle autrici, sono le protagoniste del romanzo che ci riporta al tempo violento in cui comandavano le spade e solo le ribelli facevano sentire la propria voce. Prima di essere ricondotte al silenzio.

Madeleine, colta e anticonformista, non vuole diventare “favorita” di Vittorio Amedeo I, erede del ducato di Savoia, al quale i giochi politici internazionali la vorrebbero spingere. Bastarda perché non legittimata dal padre.

La contessa Cécile de La Baume, bastarda perché è imprigionata in una fortezza a scontare l’atto di disobbedienza della sua famiglia al re di Francia. Attraverso le lettere mai arrivate al padre, Cécile mostra il suo stato d’animo tormentato e pieno di sofferenza.

Amato padre, vi scrivo anche se queste mie parole potrete leggerle solo con il cuore. (…) La mia mente si annebbia in questo posto desolato che è la mia prigione. Sto piangendo mentre scrivo questa lettera, ma so che dopo la leggerò e rileggerò finché l’inchiostro sbiadirà. Allora la copierò su un altro foglio per seguitare a credere (…) oggi mi è stata fatta una promessa: il mio nome è in viaggio verso Parigi e io devo sopravvivere attendendo che vi giunga. Ora salirò sul tetto a rimirar le stelle, ne sceglierò una che sia la vostra, padre, e mi addormenterò con lei”. La vostra sempre affezionata figlia Cécile.

Le vicende delle due protagoniste si intrecciano. Le “bastarde di Francia, merce di scambio, completamente in balia di uomini che decidevano per loro il matrimonio, si ribellano.

Un romanzo avvincente, appassionante che riporta alla storia de I tre moschettieri di Alexandre Dumas.

Presentazione del libro a Torino. Ph. Credits Andrea Di Bella
Presentazione del libro a Torino. Ph. Credits Andrea Di Bella

“E se “I tre Moschettieri” fossero stati scritti da una mano femminile? Anzi due?
In “Bastarde di Francia” abbiamo voluto raccontare un mondo parallelo a quello narrato dal maestro Alexandre Dumas, concentrando la nostra attenzione sui personaggi femminili. Il contesto è lo stesso. La chiave che abbiamo scelto ci ha permesso di mettere al centro della narrazione due donne che lottano per ritagliarsi un ruolo e un’autodeterminazione in un mondo declinato esclusivamente al maschile, scontrandosi con realtà assai più forti di loro”, affermano le autrici.

Un romanzo che consiglio a chi ha letto I tre moschettieri, a chi ama questo genere letterario, le storie in costume e quel periodo storico, più rivolto, forse, a un pubblico femminile. La ricostruzione storica appare perfetta e molto documentata.

Leggendo queste pagine sembra di essere proiettati dentro un film. Il finale mi ha lasciato un desiderio, però: mi aspetto un seguito. La storia deve continuare perché alcune vicende necessitano di essere svelate e condotte fino alla verità finale. “Le bastardeMadeleine e Cécile continueranno a ribellarsi? Ma forse l’avevate previsto.

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