Bentornato Giro d’Italia, amante dei campi di grano, dei papaveri rossi e dei girasoli che, quest’anno, se non altro, ci aiuteranno a sognare!

Un filo rosa che unisce l’Italia“. Così Candido Cannavò, maestro del giornalismo sportivo, ex direttore della Gazzetta dello Sport, riassumeva la sequenza emozionante delle tappe del Giro d’Italia.

Come dargli torto! In quelle tre settimane di pedalate, su e giù per le strade del Bel Paese, si raccontano passioni, luoghi nascosti, storie di uomini, geografie dei territori, le tipicità enogastronomiche, la cultura popolare.

Campo di girasoli. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Campo di girasoli. Credits: Ph. Andrea Di Bella

È il fascino del paesaggio davanti agli occhi di tutti, viene fuori il carattere nazionalistico che è, orgogliosamente, in ciascuno di noi.

Nell’anno imperante della pandemia il Giro d’Italia, giustamente, era stato sospeso in primavera e ricollocato nell’autunno 2020.

Certo, per il tempo che stavamo vivendo, quell’assenza della corsa a due ruote, per tutti gli appassionati e non, è stata un colpo al cuore, una ferita profonda. Certo, nulla a che vedere con le ferite inferte da questa maledetta malattia che sta drammaticamente contagiando le nostre giornate, ancora oggi.

Però, era una di quelle cose a cui il popolo italiano doveva rinunciare. Ci stiamo abituando a vivere in modo diverso, stiamo rinunciando alla piazza, alle chiacchiere di paese, alla partita a carte nei circoli sportivi o nel dopolavoro.

Ci è stata tolta la gioia di bere un calice in compagnia, di ballare le nostre musiche preferite, di ritrovarci davanti a un buon piatto di cibo con gli amici, sotto l’immancabile pergola; ci manca la piacevole gita fuori porta della domenica, incombe un desiderio irrinunciabile di vacanza.

Vigneti a Barbaresco, nelle Langhe. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Vigneti a Barbaresco, nelle Langhe. Credits: Ph. Andrea Di Bella

Ci manca la libertà!

Quella lunga fila colorata di biciclette che per 20 giorni percorre le strade più belle della Penisola, alcune insolite e nascoste, ma lo stesso suggestive, quest’anno sarà sotto i nostri occhi, ancora.

Il Giro d’Italia attraverserà borghi di pietra, colline di fiori e di grano, antichi poderi di campagna, strapiombi su acque meravigliosamente azzurre.

Si arrampicherà perfino su vette ancora innevate, tra castelli storici e greggi al pascolo, in questa stagione del risveglio, al tempo della fioritura.

Il Giro d’Italia è sempre stato nostro compagno di vita in primavera, regalandoci la scoperta del meraviglioso Paesaggio italiano, il sapore della Bellezza dei luoghi, in alcuni casi ancora selvaggi,  anche di quell’Italia splendidamente nascosta.

Ho voglia di vedere i tifosi, a bordo strada, sentirsi protagonisti anche per un solo secondo, per essere rimasti accanto al campione che sfila, sudato: applausi, le foto di corsa, l’abbraccio col vicino per esserci riusciti… e rientrare a casa felici. È pura gioia.

Ho voglia di soffrire, si, soffrire assieme a loro, i corridori, nella salita più difficile, nell’essere soli al comando o in coda al gruppo, consapevoli che sarà ancora dura e, caparbi, vogliono tagliare il traguardo anche con un’ora di ritardo. Ho voglia di percepire la loro fatica e di vedere il loro sudore.

Ho voglia di ammirare mandrie di cavalli liberi e bovini maremmani al pascolo, alla foce dell’Ombrone; quel paesaggio di colline straordinarie disegnato dai contadini delle Langhe, quelle terre di pianura dell’Emilia, della Lombardia e del Veneto, dove campi, filari di pioppi e di gelsi invitano i fiumi ad attraversarli, tra boschi attenti, come in un quadro impressionista.

Meleti e Castelli in Val di Non. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Meleti e Castelli in Val di Non. Credits: Ph. Andrea Di Bella

Voglio rivedere, attraversate dalla fatica dei corridori, le colline profumate del Prosecco, dove crescono, felici, acini di passione; la fioritura dei meli della Val di Non; le case bianche del Gargano illuminate dalla viva luce del Sud; i panorami contadini deitratturi” molisani, le antiche strade della transumanza, custodi di atmosfere selvagge di un tempo passato.

E le forti pendenze delle Dolomiti, una bellezza intatta che il Giro d’Italia ci offre tutti gli anni, piene di fascino e di storia; gli antichi casali in pietra, testimoni di fatiche passate, attorniati da ulivi e cipressi, forse oggi residenze di charme, dove ogni camera ha il nome di un fiore.

Bentornato Giro d’Italia, amante dei campi di grano, dei papaveri rossi e dei girasoli che, quest’anno, se non altro, ci aiuteranno a sognare!

Vigne e papaveri rossi al Giro d'Italia. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Vigne e papaveri rossi al Giro d’Italia. Credits: Ph. Andrea Di Bella
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