C’è una cascina, anzi una Ca’ Shin, sui Colli di Bologna, dove la tradizione della cucina petroniana si sposa con l’amore per il territorio, il rispetto dell’ambiente, il gusto della convivialità.

Le origini di Ca’ Shin: c’era una casetta in collina

Era il 2008 quando la Cooperativa Le Ali si aggiudicava il bando comunale per la ristrutturazione e la concessione di Villa Silvietta, splendida dimora in disarmo nel cuore di Parco Cavaioni che da quel momento divenne Ca’ Shin, nome scelto per assonanza col termine cascina ma anche legato alla lettera dell’alfabeto ebraico che significa “cambiamento”, luogo dedicato non solo alla ristorazione – da principio solo per i soci – ma anche ai corsi di yoga, ai campi estivi in lingua inglese che ancora oggi riscuotono grande successo, alle mostre d’arte, all’inserimento di persone disagiate, a laboratori di varia natura e all’agricoltura rigorosamente biologica.

Lo chef Ivan Poletti tra la presidentessa della Coop Le Ali e Daniela Pascucci

Svolta in cucina con Daniela e Ivan

Oggi però Ca’ Shin svolta decisamente sul fronte ristorativo, la cui gestione è stata affidata alla mano esperta di Daniela Pascucci, in passato manager del Relais Il Quadrifoglio a Crespellano, portando i giorni di apertura invernale dal solo weekend alla fascia giovedì sera-domenica a pranzo, e chiamando in cucina uno dei protagonisti della Bologna da gustare degli ultimi anni, quell’Ivan Poletti reduce dalle esperienze alla Cantina Bentivoglio e, in collaborazione con la Macelleria Zivieri, al Teatro della Carne all’interno di FICO.

Una casa che è una bomboniera

E così di colpo il menù di questa bomboniera che per aspetto è a metà strada tra la villa padronale e la casa di campagna, circondata da un giardino e da un panorama splendidi, corredata dall’immancabile orto, vira convintamente sulla tradizione bolognese, sospinto dalla cucina saporita e rassicurante di Ivan.

Una carta tra classici e lavagna del giorno

Una carta essenziale nelle sue proposte, con sempre qualcosa per vegetariani e celiaci, dove dominano tortellini, lasagne, tagliatelle, tortelloni, stinco, costolette, spezzatino, friggione e crescentine con eccellenti affettati e formaggi, affiancata dalla lavagna, più stagionale, che a seconda del periodo dell’anno può presentare funghi, tartufi, tortelli di zucca, baccalà, polpette e quant’altro possono suggerire il

Tra crescentine, affettati e giardiniera

momento e il mercato.

L’importanza delle materie prime

E gli ingredienti sono quelli buoni: non solo le verdure provengono dall’orto locale, non solo il cestino del pane, la pasta fresca e persino la giardiniera e le composte sono realizzati in casa, ma le materie prime arrivano da una squadra di fornitori selezionati e di fiducia che Ivan, sulla scorta della propria esperienza, ha messo insieme nel corso degli anni.

Vini e dolci? Molto local

Anche la lista dei vini parla locale, con tanta presenza, destinata ad aumentare nel futuro prossimo, di etichette dei Colli Bolognesi rinforzata da inserimenti mirati di altri vini italiani, soprattutto bolle metodo classico, sempre sulla scia del rapporto qualità prezzo, mentre i dolci, come di prammatica, sono un vero attentato calorico che spazia dalla crema cotta con caramello spento al caffè e vaniglia del Madagascar al mascarpone alla tenerina di cioccolato.

Settanta posti a sedere e una Sala degli Angeli

Una cucina attenta, confortevole, come già detto rassicurante, che non lesina nulla né sui sapori né sulle porzioni, che il cliente può gustare all’interno della sala da pranzo, 70 posti sconfinanti nella meravigliosa veranda aperta d’estate e riscaldata d’inverno da un bellissimo camino, oppure, nel caso di eventi privati, nella sovrastante Sala degli Angeli, ricavata dal vecchio sottotetto, o nella piccola casetta che affaccia sul giardino e sull’orto.

Il conto? A Ca’ Shin è l’ennesima bella

Cucina rassicurante: i leggendari tortellini in brodo di Ivan

sorpresa

Quanto si spende? Anche qui la sorpresa è quantomai piacevole: per una cena completa il conto difficilmente supera i 30 euro a testa vini esclusi – il bianco e il rosso della casa rappresentano scelte ben più che dignitose – con qualcosa di più se si indulge sul tartufo, un plus in un panorama dove la ristorazione improvvisata a cifre oscene tende a diventare endemica.

Se poi pescate una giornata di sole fermatevi a fare una siesta nel giardino, rimirando il pergolato e il vecchio pozzo, ne vale veramente la pena.

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