Il piccolo paese di Castelmola conta poco più di mille abitanti, si è preservato molto bene nel tempo e si trova arroccato a strapiombo sul mar Ionio a sud di Messina, a pochi chilometri da Taormina su cui si estende tra cielo e mare sulla cima di un grande masso dalla particolare conformazione che ricorda appunto una “mola di pietra”, la macina del mulino.

Le origini risalgono al periodo pre-ellenico e per la sua posizione sopraelevata è considerato la vera acropoli di Taormina. Myle era il nome greco della città antica costituita dai Siculi, di cui si hanno i primi insediamenti durante l’Età del ferro, mentre Castelmola deriva dal castello Normanno che sovrasta il centro abitato di cui oggi sono rimaste soltanto le poderose mura e non è quindi possibile stabilire una data certa di costruzione; l’unico elemento in merito all’edificazione proviene dalla dicitura greco bizantina del X secolo incisa nella lapide marmorea posta sulla facciata del duomo, che recita: “questo castello fu costruito sotto Costantino, patrizio e stratega di Sicilia”, ma la maggior parte degli storici sostiene che la sua origine risalga al periodo greco-romano.

Il borgo medioevale

L’entrata al borgo è una scalinata ripida e tortuosa in pietra calcarea, che conduce al caratteristico arco antico e, oltrepassandolo, le sue viuzze medievali costituiscono l’aspetto del paese attuale che con la piazza a mosaico in pietra lavica bianca in cui sono collocati i sedili in pietra, viene considerato un terrazzo dalla meravigliosa veduta sull’Etna e il golfo di Naxos, dove acqua e fuoco si possono incontrare.

Malgrado le modifiche apportate all’aspetto urbanistico originario che prevedeva il passaggio attraverso le mura difensive, Castelmola preserva il fascino immutato delle sue origini: ricco di luoghi di interesse e storie legate al territorio primitivo e incontaminato della Sicilia, non tutti sono al corrente che il borgo ha ispirato anche il famoso romanzo “L’amante di Lady Chatterley” di D.H. Lawrence: lo scrittore inglese, infatti, trovatosi a soggiornare nel paese per porre rimedio alla sua malattia beneficiando del clima mite, trasse ispirazione dall’avventura della sua consorte con un giovane mulattiere, il quale poi rese noto il suo interesse ricambiato nei confronti della donna nell’osteria più frequentata.

Castelmola ha accolto tanti artisti nazionali e internazionali in case del centro storico trasformate in atelier e laboratori, in cambio di almeno un’opera che sarebbe poi andata a costituire la collezione del Museo d’arte Contemporanea.

Il Duomo di San Nicola di Bari e la chiesa di San Biagio e San Giorgio

La chiesa madre, ricostruita tra il 1934 e il 1935 sulla preesistente cattedrale, è intitolata a San Nicola di Bari. Architettonicamente varia tra diversi stili: dal romanico al gotico, dall’arabo al normanno. Il campanile è posto sul lato destro e arretrato rispetto alla facciata. Al suo interno sono custodite numerose opere, tra cui due statue settecentesche e alcune tele di notevole valore del Cinquecento rappresentanti la Madonna del Rosario.

La chiesa di San Biagio mantiene il suo aspetto originario: semplice e umile, è la prima sorta a Castelmola dopo l’arrivo di San Pancrazio a Taormina che vi portò la religione cristiana; quella di San Giorgio è intitolata al santo patrono del paese, fu costruita intorno al 1450 ed è ammirata per il suo campanile e il cancello d’ingresso in ferro battuto.

Gli spettacoli di falconeria e il vino alla mandorla

Don Vincenzo Blandano era il titolare dell’Antico Caffè San Giorgio, originariamente definito una taverna, ed era solito offrire il vino alla mandorla, di cui ne è l’inventore, che chiamò proprio Blandanino: con le antiche usanze greche di infusione riuscì a ridare vita al misterioso nettare divino dalle proprietà afrodisiache che condivideva coi suoi ospiti in segno di benvenuto, per chi osava arrampicarsi su per il colle di Mola.

Il famoso Bar Turrisi espone con irriverenza i suoi falli in legno, coccio e ceramica, in un ambiente che sembra un omaggio alla fecondità e virilità maschile, in cui si può gustare un’ottima cucina tipica siciliana e i sapori mediterranei, in onore di antiche credenze greche che resistono nel tempo. Fondato nel 1947, rappresenta uno dei luoghi di culto della Sicilia, tanto da essere inserito tra i sette bar più particolari del mondo.

Presso il castello di Mola ha sede l’unico Centro italiano di spettacoli con aquile, falchi, gheppi e altri rapaci addestrati della prima Scuola Internazionale di Falconeria del maestro Antonio Centamore; oggi è il palcoscenico di numerosi eventi a cui si può assiste nello spiazzo circondato dalle rovine.

Considerato un piccolo gioiello siciliano, il borgo molese è riconosciuto come uno dei più belli d’Italia per l’originalità dei suoi luoghi e tradizioni che lo rendono unico.

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