A metà circa della Valcamonica, in provincia di Brescia, pochi chilometri sopra la Franciacorta ed il lago d’Iseo, c’è il paese di Capo di Ponte, oggi (fortunatamente) salvato dall’enorme mole di traffico dalla nuova superstrada e dalle sue gallerie che da Brescia conduce ad Edolo, dov’è possibile Labirinto,_armati_e_figure_di_paletta_-_Parco_di_Naquane_R_1_-_Capo_di_Ponte_(Foto_Luca_Giarelli)coprire l’affascinante racconto delle incisioni rupestri Patrimonio Unesco dell’Umanità.

Il sito è uno fra i principali e più suggestivi luoghi di arte rupestre pre­istorica del mondo, con un percorso che si snoda in un magnifico scenario naturale, dove si incontrano più di 100 rocce incise con migliaia di figure, reali e simboliche.

Il Parco Nazionale delle incisioni rupestri di Naquane

Parco_di_Naquane_(Foto_Luca_Giarelli)Il Parco Nazionale delle incisioni rupestri di Naquane si trova sul versante di una vasta collina del Pizzo Badile Camuno, ad est di Capo di Ponte, ed è caratterizzato da un centinaio di rocce incise, all’interno di un bosco di betulle, frassini, castagni e abeti. In pratica un museo all’aria aperta contenente una tra le migliori collezioni di arte rupestre d’Italia. Secondo studi effettuati su alcune rocce si trovano incisioni rupestri databili al neolitico, anche se la maggior parte delle raffigurazioni si riferiscono all’età del ferro.

Di primaria importanza la roccia nº 1, la prima scoperta, che rappresenta una enorme superficie levigata sulla quale prendono posto centinaia di raffigurazioni, in particolare di cervi.

Fra le rocce più interessanti c’è anche la nº 70 che riporta, secondo alcuni studiosi, la rappresentazione più antica della divinità celtica Cernunnos.

Figura_che_corre_-_R_35_-_Parco_di_Naquane_-_Capo_di_PonteAltre incisioni rupestri degne di nota sono il cosiddetto Sacerdote che corre e la Scena del fabbro, entrambe riportate sulla roccia nº 35.

Per quanto riguarda le figure di influenza greca una delle più importanti, non solo del parco ma di tutta la valle, è certamente quella del cavallo presente sulla roccia n° 60, definito greco-etrusco dagli storici.

Quello di Capo di Ponte è un viaggio alla scoperta delle meraviglie di una vallata alpina lombarda dalla storia ricchissima e antica le cui vicende storiche si ammirano dalla  Preistoria al Rinascimento.

È infatti una terra dove ogni periodo antico ha lasciato tracce spettacolari: incisioni rupestri pre­istoriche fra le più importanti al mondo, il più imponente santuario romano ritrovato nelle Alpi Centrali e Cividate, la Civitas Cammunorum, castelli e pievi medievali arroccati sulle rocce, antichi borghi , chiese con splendidi cicli di affreschi rinascimentali.

Bienno-mulino; dal sito-wikipedia.itNella vallata ci sono, fra l’altro, la chiesa di Santa Maria di Esine con splendidi affresci rinascimentali; Bienno, antico borgo noto per le sue fucine:il suo centro storico è stato nei secoli arricchito da importanti palazzi e pregevoli chiese, ma mantiene una forte impronta antica con i caratteristici stretti vicoli, gli imponenti portoni, le scalinate; il Castello di Gorzone, “luogo forte e dimora signorile”, arroccato su rocce a strapiombo, in una posizione strategica a difesa del territorio che collega la Valcamonica alla Valle di Scalve; l’anfiteatro e i resti archeologici di Cividate.

Una gastronomia generosa

silterUna visita a Capo di Ponte non può prescindere dalla scoperta della gastronomia della Valcamonica che vanta cibi e prodotti tipici particolarissimi, a partire dai suoi ottimi formaggi, come il formaggio Rosa Camuna, il Casolet, il Silter e il Cissva, che valgono la pena del viaggio.

Così come anche la sua gastronomia, che offre piatti come la tinca al forno, uno dei piatti più conosciuti, oggi tutelato dalla denominazione De.Co, i “casonsèi”, che seguono una tradizione lunga più di sei secoli, o l’insalata di luccio, un piatto fresco e delicato, adatta come secondo nelle stagioni calde ma che viene servita anche come antipasto. Ptinca-fornoer non parlare della rinomata persicata della Val Camonica o del “Cuz”, una prelibatezza preparata con carne di pecora secondo una ricetta risalente all’VIII-X secolo e da molti considerato la pietanza più antica della tradizione lombarda.

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