Incastonata nel cuore del Monti Iblei, nell’entroterra siracusano, Palazzolo Acreide insieme ad altre sette città della Val di Noto fa parte del “Patrimonio dell’Umanità” per le sue meravigliose architetture barocche.

La pittoresca cittadina siciliana vanta un numero davvero esiguo di abitanti, poco più di ottomila, ed è stata inserita tra i Borghi più belli d’Italia e nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità Unesco, poiché considerato uno scrigno di tesori, straordinariamente ricco di cultura, storia e architettura.

Di origini molto antiche, sorge sui resti della Akrai dei greci di Siracusa, che la identificavano come “sommità”, un panorama sulla valle dell’Anapo; divenne Acre per i romani, Balansul per gli arabi e Palatiolum per i Normanni, per la presenza di un palatium, “palazzo” imperiale, accogliendo l’influenza di tutti i popoli che hanno poi dato origine alla moderna Palazzolo, come è stata rinominata nel 1862, aggiungendo il patronimico di Acreide.

Di Akrai hanno scritto Plutarco, Ippocrate e Plinio, narrando i periodi del suo massimo splendore come conseguenza del trattato di pace tra Roma e Siracusa del 263 a.C.

Ricca testimonianza di epoche diverse

All’interno del borgo medievale insieme ai ruderi ancora visibili del castello conosciuto come Rocca di Castelmezzano, le chiese e i raffinati palazzi nobiliari in stile barocco, spicca il teatro greco, a ridosso del quale si notano i resti del tempio di Afrodite, risalente al VI sec. a. C. e in una vicina contrada il santuario dedicato al culto della dea Cibele, in un suggestivo compendio di stili e presenze artistiche che si mescolano con armonia.

Dal palazzo del Comune in stile classico con decorazioni liberty e lungo corso Vittorio Emanuele, si diramano imponenti palazzi barocchi di importanti casate nobiliari come quello di Judica, con una facciata con mensoloni e decorazioni ispirate alle figure della classicità, il settecentesco palazzo Pizzo, un esempio di dimora borghese dell’epoca, la Casa-museo Antonino Uccello, realizzata dall’etnologo siciliano nel settecentesco palazzo baronale Ferla-Bonelli, il palazzo Lombardo-Cafici dalla lunga balconata barocca con mascheroni antropomorfi e infine il palazzo Ferla di Tristaino, che nell’insieme offrono scorci unici ai visitatori.

Le chiese barocche

Oltre una monumentale scala di 25 gradini, risiede il simbolo e il cuore pulsante della città: la Basilica di San Sebastiano in piazza del Popolo, uno dei più preziosi gioielli di puro barocco siciliano dalla facciata adorna di putti nei pennacchi, leoni scolpiti nella pietra bianca del portale centrale e l’architrave dai motivi floreali con la nicchia contenente il santo martire.

Un indiscutibile capolavoro al cui interno è possibile ammirare dipinti raffiguranti il Martirio di San Sebastiano con nugolo di frecce, San Sebastiano processato da Diocleziano e la Gloria Celeste di San Sebastiano.

Le fanno da contorno la chiesa dell’Immacolata, dalla sinuosa facciata barocca, al cui interno è custodita una statua di marmo bianco di Carrara della Madonna col Bambino, capolavoro rinascimentale dello scultore Francesco Laurana.

Poco oltre, troviamo la chiesa di San Michele Arcangelo, riedificata anch’essa dopo il terribile terremoto del 1693, la chiesa Madre, dell’Annunziata e la basilica di San Paolo.

La Villa Comunale del barone Vincenzo Messina di Bibbia

Uno dei tanti vanti per i Palazzolesi è sicuramente la Villa Comunale, coi suoi eleganti giardini in fiore dalle infinite varietà, il boschetto e le aiuole ricche di erbe aromatiche; costruita nel 1880, il Direttore onorario dei lavori e della progettazione del giardino fu il barone Vincenzo Messina di Bibbia, letterato, poeta e già sindaco molto amato della città, il quale consentì di porre tra i viali una sinuosa statua in pietra, la Flora, opera di Giuseppe Giuliano.

Nel dopoguerra abbellì con lecci la strada detta della Pur bella: ogni leccio fu dedicato ad un caduto e il viale viene detto “delle rimembranze”, per la capacità di suscitare nella coscienza immagini e soprattutto sentimenti remoti.

In seguito, venne costruito il Chioschetto e la “Rotonda”, una pista da ballo con ristorazione, considerata forse la prima infrastruttura turistica del paese negli anni ‘50.

La villa oggi è tenuta con meticolosa cura e può considerarsi un giardino botanico, luogo di passeggiate romantiche piene di colore, soprattutto in periodo estivo, visita a cui proprio nessuno riesce a sottrarsi.

Specialità Palazzolesi

Dalle carni ai dolci, Palazzolo Acreide è anche ricca di storia culinaria.

Basti pensare all’antica pasticceria Corsino che tramanda le sue ricette di padre in figlio da ben 150 anni; gelato con latte delle mucche allevate al pascolo di Modica, biscotti di mandorle, il cioccolato, di cui sono garanti di una filiera sostenibile ed etica, cannoli, cassate e arancini sono soltanto alcune delle prelibatezze che offre il piccolo borgo.

La varietà di piatti tipici da spazio al rispetto per la tradizione ma si affaccia anche alla modernità, ecco perché la salsiccia di suino nero locale si è guadagnata il riconoscimento di Slow Food, con apposito disciplinare per la preparazione e conservazione, oltre alla vendita.

Sulle tavole dei palazzolesi si può gustare sia fresca che secca, un salume vero e proprio.

Molti ristoranti presentano variegati menù che prevedono lumache, interiora di animali e un piatto tipico delle feste “U pollo co cinu”, la gallina ripiena di riso.

Folklore e tradizione

Il borgo vanta numerose feste popolari e religiose, manifestazioni culturali, sagre e mostre mercato.

Nel mese di Maggio, Palazzolo accoglie giovani provenienti da tutto il mondo che reinterpretano i testi della commedia e della tragedia classica, nell’acustica naturale del teatro greco di Akrai.

Densa di storia e di fascino per le tante bellezze da amare, Palazzolo Acreide resta una meta da vivere per la cordialità e ospitalità, nel pieno della sua cultura barocca.

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