“Dal seme alla tavola” è il web talk che Slow Food e NaturaSì hanno organizzato per l’Earth Day 2021: al centro, la rigenerazione del suolo e l’utilizzo di semi giusti, ma, per questo, occorrono ricerca e innovazione tecnologica, amiche dell’ambiente.

Dal sito FAO www.fao.org. Credits: Ph. © FAO/WFP/Ricci Shryock
Dal sito FAO www.fao.org. Credits: Ph. © FAO/WFP/Ricci Shryock

Si può affermare, però, che il dibattito sulle questioni ambientali sta iniziando a trovare spazio nella vita di ciascuno di noi. Si comincia a parlare di “transizione ecologica”, un termine che sta entrando nel nostro dizionario. Un processo necessario, una trasformazione culturale che non può prescindere da concetti primari quali giustizia economica e sociale e inclusione.

Tale passaggio investe alcuni aspetti come le energie rinnovabili, l’agricoltura e l’economia circolare, una mobilità a emissioni zero, lo stop alle trivelle, la tutela della biodiversità.

Il modello agroecologico del futuro deve essere migliorato e, tra le varie azioni da mettere in atto c’è, sicuramente, un ulteriore aumento della superficie dedicata all’agricoltura biologica e il tema del seme buono è, quindi, più che mai attuale.

Web talk "Dal seme alla tavola"
Web talk “Dal seme alla tavola”. Credits: Ph. Andrea Di Bella

Ed eccoci agli interventi del dibattito sul web: aperto dalla lectio magistralis di Stefano Mancuso, botanico, Università di Firenze, dal titolo I semi del cambiamento, a discutere di come costruire e sostenere un nuovo sistema alimentare a partire dai semi sono stati Fausto Jori, amministratore delegato di NaturaSì; Carlo Petrini, fondatore di Slow Food; Federica Bigongiali, direttrice della Fondazione Seminare il Futuro. Maurizio Martina, vicedirettore generale della FAO ha tirato le conclusioni della tavola rotonda. L’incontro è stato moderato da Sabrina Giannini, giornalista di Rai3.

Il professor Mancuso si è soffermato sull’”importanza dei semi, fondamentali per l’umanità: un’invenzione straordinaria della Natura strettamente legata all’uomo. L’invenzione dell’agricoltura parte dall’uso dei semi. Se non ci fossero stati, l’evoluzione dell’Uomo non sarebbe stata la stessa. Il seme è il motore energetico dell’umanità: grano, riso e soia sono da sempre i tre semi che supportano le calorie necessarie per il ‘sostentamento umano’, sono le basi della vita”.

I semi, prosegue, sono sempre stati fonte di ricchezza, principali motori dell’economia. Il seme è una capsula che permette alla pianta di viaggiare nel tempo e nello spazio, attraverso il vento, la pioggia, gli animali. Viaggia lontano anche per migliaia di chilometri, per riprodursi (vedi la noce di cocco). Il seme è essenziale per la vita e l’agricoltura rappresenta un patto tra l’Uomo e la Natura. Rispettiamolo!”.

Semi di riso. Credits: Ph da www.risoitaliano.eu
Semi di riso. Credits: Ph. www.risoitaliano.eu

La FAO stima che, negli ultimi 100 anni, è scomparso il 75% delle specie vegetali impiegate in agricoltura. Tra le principali cause della perdita di biodiversità troviamo l’uso sempre più ridotto di varietà vegetali coltivate in porzioni di territorio sempre più estese.

A produrre il 60% dei semi venduti in tutto il mondo sono solo quattro aziende, le stesse che producono pesticidi e concimi impiegati nell’agricoltura industrializzata. Questo modello ha dimostrato di avere effetti negativi sulla biodiversità agricola ma anche su ambiente e salute umana. Parte dei semi utilizzati non è riproducibile oppure l’autoriproduzione a cura dell’agricoltore non risulta interessante perché instabile e poco produttiva.

L’agricoltura biologica necessita di varietà ‘locali’, legate cioè alle caratteristiche delle aree di produzione, oppure selezionate in modo specifico per una pratica agroecologica, in grado di svilupparsi pienamente in campi dove la chimica di sintesi non viene impiegata.

La Strategia europea Farm to Fork prevede che entro il 2030 i campi biologici arrivino al 25% della superficie agricola del continente. Obiettivo importante e ambizioso visto che il bio copre oggi l’8% delle terre agricole europee (in Italia questo dato sale al 15,8%): per moltiplicare i campi bio così come indica il Green Deal, occorre partire dall’inizio, dal seme adatto.

Semi di soia. Credits: Ph. www.lifegate.it
Semi di soia. Credits: Ph. www.lifegate.it

Semi che siano in grado di produrre piante con radici ramificate e profonde, in grado di andare a cercarsi il nutrimento che non viene fornito in forma immediata dai fertilizzanti chimici di sintesi. Semi che – ad esempio – diano vita a piante di frumento alte, in grado di competere con le erbe infestanti. O che siano in grado di far fronte, anche per diversità e varietà, ai cambiamenti climatici.

Il biologico vive di biodiversità”, ha affermato Fausto Jori. “L’agricoltura così come è stata concepita a partire dalla metà del secolo scorso punta sulla semplificazione: gli stessi semi, e, quindi, le stesse piante alimentari, dalla Finlandia al Vietnam al Cile. Questo è possibile attraverso l’uso di pesticidi e fertilizzanti che rendono omogeneo l’ambiente di crescita ma che allo stesso tempo sono causa dell’inquinamento dell’acqua, del suolo, dell’aria. Una diversa agricoltura parte anche dal seme giusto e questo richiede un lavoro lungo e puntuale per selezionare i semi del futuro”.

I semi devono essere considerati un bene comune, perché sono alla base della nostra vita, essenziali alla sopravvivenza del Pianeta. E mettere la nostra esistenza in mano a poche aziende non è giusto oltre che pericoloso”, ha commentato Carlo Petrini. “Non va trascurato, poi, che le grandi aziende che hanno il controllo delle sementi sono leader nella produzione di pesticidi e diserbanti”.

“Quindi, continua, c’è un intreccio tra chi produce semi e input chimici per il terreno. Tutti noi abbiamo un dovere preciso nei confronti dei semi: proteggerli, liberarli e condividerli per tutelare il patrimonio di diversità biologica e culturale che rappresentano, a prescindere dalla convenienza economica. Il percorso ha un punto di partenza: i contadini e la terra. Lo scopo è dare la possibilità agli agricoltori di produrre in modo sostenibile semi sani e in grado di rappresentare territori e culture”.

Maurizio Martina, vicedirettore generale della FAO, ha sottolineatol’urgenza di andare avanti in maniera veloce nella comprensione dei temi dell’equilibrio ecologico del Pianeta. Il problema che dobbiamo affrontare non è solo quello del contenimento degli effetti avversi della crisi ambientale ma la costruzione di un equilibrio duraturo, la cui chiave è la rigenerazione. E in questo senso il biologico, con il suo impegno verso pratiche rigenerative del suolo e l’utilizzo di semi buoni e a disposizione degli agricoltori, è un punto centrale”.

Campo. Credits: Ph. © TanteTati/Pixabay
Campo. Credits: Lifegate – Ph. © TanteTati/Pixabay

L’agricoltura biologica e biodinamica possono essere parte della soluzione all’impoverimento agricolo e alimentare. Ma occorre un impegno forte su ricerca e innovazione per lo sviluppo e la selezione di sementi adatte al biologico. Oggi in Italia a farlo sono in pochi, nonostante il nostro Paese sia il secondo per estensione di campi convertiti al biologico.

Per questo NaturaSì, assieme ad altre realtà biologiche italiane ed europee, sostiene la Fondazione Seminare il Futuro che promuove la ricerca e la selezione di semi 100% biologici, il così detto ‘organic breeding‘.

È quasi incredibile pensare che non sono le istituzioni della ricerca pubblica a occuparsi di un settore centrale per l’innovazione in campo ambientale. Noi stiamo facendo la nostra parte ma occorre un piano di ricerca nazionale: è difficile pensare a una transizione ecologica che dimentichi l’agroecologia”, conclude Jori.

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