Da qualche anno il 6 Aprile è un giorno speciale per i palati di tutt’Italia e probabilmente di tutto il mondo, perché è il Carbonara Day.

Promosso dai pastai di Union food e da Ipo (International Pasta Organization) con il sito We Love Pasta, l’evento riguardante l’amatissima ricetta ha creato una vera e propria sinergia tra i consumatori, che durante i due trascorsi lockdown hanno aperto la sfida a suon di hashtag sul web (#carbonaraday e #carbonaraHomeMade), condividendo la propria carbonara per sottolineare che non solo al ristorante si può goderne, ma anche tra le mura domestiche.

Una ricetta non proprio italiana

Anche se si sente parlare molto spesso di tradizione, di leggende esageratamente fantasiose che riguardano la sua nascita, probabilmente indignerebbe molti cultori della capitale sapere che le origini della carbonara risalgono a una ricetta pubblicata per la prima volta non sul suolo italiano e solo nel secondo dopoguerra.

Non sono dunque operosi carbonai gli inventori di questo piatto; pare infatti che il famosissimo primo piatto sia apparso nel 1952 negli Stati Uniti in una guida dei ristoranti di un distretto di Chicago dal titolo “An extraordinary guide to what’s cooking on Chicago’s Near North Side” di Patricia Bronté. Nella recensione del ristorante “Armando’s”, l’autrice ne riporta una descrizione molto dettagliata.

La comparsa della prima ricetta italiana risale invece all’agosto 1954, sulla rivista “La cucina italiana”, dove gli ingredienti erano spaghetti, uovo, pancetta, gruviera e aglio.

Solo l’anno successivo la carbonara entra per la prima volta in un ricettario vero e proprio, “La signora in cucina” di Felix Dessì, in una versione più simile a quella odierna, con la presenza di uova, pepe, pecorino o parmigiano e pancetta; eppure la consacrazione a ricetta nazionale avviene nel 1960 con la pubblicazione nel ricettario di Luigi Carnacina e Luigi Veronelli “La grande cucina”, in cui viene introdotto il guanciale di maiale e la panna, incontrando subito i gusti della città e del territorio in cui si identifica.

Panna sì o panna no?

Altro elemento in grado oggi di far storcere il naso ai tradizionalisti di questo amatissimo piatto, riguarda proprio l’utilizzo della panna, abitudine estremamente diffusa negli anni ’80 per tantissime ricette; erano gli anni del benessere economico, che si rispecchiava in cucina nella preparazione di cibi grassi e proteici, anche se alcuni studiosi ritengono che la panna fosse già ampiamente usata negli USA, dato che serviva a mescolare le uova liofilizzate delle razioni dei soldati insieme al cognac.

Dopotutto sono stati proprio i due miti della gastronomia italica ad aver suggerito già venti anni prima di aggiungere qualche cucchiaiata di panna liquida freschissima per renderla estremamente cremosa e così anche Renato Rascel, artista romano conosciuto nel rione Borgo come il portatore della tradizione capitolina, partecipando a una gara di beneficenza tra vip nel 1964 al Salone dell’Alimentazione di Bologna, si adeguò alle indicazioni di amalgamare la crema di tuorli d’uovo aggiungendovi la panna, ma escludendo cipolla, aglio o prezzemolo.

Il culto moderno

Negli anni ’90 l’ingrediente sarà esiliato definitivamente da tutti i ricettari, mettendo alla gogna chi ne abusa, senza una vera e propria discussione tra gastronomi, segno evidente di una romanizzazione e popolarizzazione del piatto.

Oggi, la carbonara doc è frutto di molteplici improvvisazioni, sperimentazioni ed è promossa perfino dai nutrizionisti perché eletto “piatto del buonumore” che “aiuta a volersi bene”; il nutrizionista e gastroenterologo Luca Piretta ricorda che è meglio considerarla una portata unica.

In occasione della celebrazione, c’è chi si sfiderà a preparare l’ultimissima rivisitazione, seguendo la ricetta di Giulio Terrinoni, che la ripropone in una variante “di mare”.

Per esempio, a Milano, Roma e Napoli gli ideatori di Golocious, i food influencer Vincenzo Falcone e Gian Andrea Squadrilli, nei loro locali hanno l’hanno inserita nel menù anche nelle varianti pizza, panino e frittura.

Frittatina carbonara DayNella capitale meneghina hanno pensato ad uno show coocking con i ragazzi di Carbogang, quattro universitari trentini fuorisede, Alessio Tomarelli, Alex Valle, Sebastiano Dalsasso ed Emanuele Riccardo Costella, che hanno ideato la community dedicata con circa 250mila follower su Instagram. La location sarà il Golocious in via Fioravanti 18 nel Leonardo City Center. in via Isacco Newton 68 a Roma, ci saranno quelli di Italy Food Porn e l’influencer Matteo Di Cola per festeggiare la giornata. Infine anche a Napoli in via Cimarosa 144 ancora con la community di Italy Food Porn.

Il tutto in linea con il format Golocious, basato sul food porn americano rivisitato in chiave italiana che prende le distanze dal junk food, fatta di materie prime eccellenti e tecniche di preparazione innovative.

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