La Fiera del Bue Grasso di Carrù si è celebrata sotto una fitta nevicata. Notevole afflusso di gente e ristoranti pieni all’inverosimile. Storia ed emozioni continuano.

Una generazione che ignora la storia non ha passato… né futuro”, recita un aforisma di Robert A. Heinlein.

Premiazione del Bue Grasso alla Fiera di Carrù. Credits Andrea Di Bella
Premiazione del Bue Grasso alla Fiera di Carrù. Credits Andrea Di Bella

Partiamo da qui per narrare la storia che viene da un Piemonte lontano, dalla memoria di un tempo che si rivela preziosa e orgogliosa e guarda al futuro con ottimismo.

15 aprile 1910: nasce la Fiera del Bue Grasso di Carrù (Cuneo). Si celebrava l’affermazione della razza bovina Piemontese, allo scopo di incrementare la produzione zootecnica e di agevolare il consumo di carne anche fra le classi più povere della società.

Carrù era collocata in una posizione geografica felice, in un’area agricola particolarmente importante per il commercio di prodotti tra la Lombardia, il Piemonte e la Liguria.

La sede di Carrù non fu casuale poiché quel mercato rappresentava il “primo mercato di animali da macello delle terre subalpine” e la compravendita settimanale raggiungeva circa 2000 capi bovini, di cui 700 buoi, il cui peso era compreso tra i 500 e i 1200 chili.

Quella prima Fiera, una delle più belle e affascinanti del Nord Italia,  registrò un successo strepitoso, pur nelle difficoltà di trasferimento degli animali: il trasporto avveniva a piedi o in treno, guidati dagli allevatori.

Fiera del Bue Grasso di Carrù. Credits Andrea Di Bella
Fiera del Bue Grasso di Carrù. Credits Andrea Di Bella

Il protagonista era certamente il Bue, la razza Piemontese (unica per il gusto, l’equilibrato tenore di grasso e il bassissimo tasso  di colesterolo), ma un protagonista di primo piano era certamente il popolo di Langa. I vecchi allevatori, con cappello, mantello e tocau (il bastone tipico appositamente forgiato che serviva a toccare e mantenere in gruppo gli animali) arrivavano all’alba con i  loro buoi, tori e vitelli. Entrano in scena a questo punto i macellai piemontesi, lombardi e liguri che si contendono i capi migliori, e spesso dietro di loro c’è un grande ristorante che ha opzionato la carne.

Gli Anni Venti furono, forse, quelli di maggior successo per la Fiera (nel 1927 dalla stazione di Carrù partono ben 54 carri ferroviari diretti nell’Alto Piemonte, In Liguria e in Lombardia).

Nel 1936 il luogo della manifestazione si sposta nell’attuale piazza-mercato, più spaziosa e dotata di una tettoia quasi monumentale.

E se negli Anni Sessanta la Fiera rischia di ridursi a rituale folcloristico, negli Anni ’70 avviene il miracolo: la ricerca della genuinità, il ritorno ai prodotti del territorio e ai sapori della tradizione trasformano la Fiera in una vetrina della cultura gastronomica piemontese.

Oggi, la “Bella Signora”, così definiscono i carruccesi la Fiera del Bue Grasso, è un evento dal forte richiamo turistico, migliaia di visitatori si accalcano per vedere da vicino gli animali, per rendersi conto, per toccarli, per fotografarli.

Una Fiera che mantiene intatto il legame con la terra, che nel tempo ha saputo evolversi, che mantiene orgogliosamente fascino e suggestione.

I 7 pezzi del Bollito Misto alla Piemontese. Credits Andrea Di Bella
I 7 pezzi del Bollito Misto alla Piemontese. Credits Andrea Di Bella

Ma è il secondo tempo che, in questo giovedì storico, si aspetta con ansia e voluttà: è il piacere della tavola! Un’esperienza impagabile che mette tutti d’accordo.

Provate il girello cotto con vino e acciughe, tagliato a fettine sottili e servito con salsa tonnata; la carne cruda della coscia battuta al coltello e condita con olio extravergine di oliva, limone, aglio, pepe e sale; il carré arrosto; la spalla brasata al Barolo e, naturalmente, il sontuoso “Bollito misto, piatto semplice ma monumentale della cucina piemontese.

Quel carrello fumante, che nelle osterie di Langa viene portato dallo chef fino al tavolo, si trasforma quasi in oggetto sacro, e il tutto diventa rito, con coltellaccio e forchettone a due punte che affonda nelle carni preziose cotte a meraviglia.

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Coltello e forchettone servono il Bollito misto. Credits Andrea Di Bella

Testina, scaramella, muscoli, lingua, coda, cappone e cotechino con la classica sfilata di salse (bagnetto verde, rosso, la cugnà, la saussa d’avijie, la salsa di cren) si trasformano in emozioni per il palato e per la mente. E il Dolcetto di Dogliani riempie di profumo la bocca per tutto il pomeriggio.

Quest’anno, a rendere l’atmosfera ancora più suggestiva, quasi da favola, è arrivata la prima neve, proprio alle 11 del mattino, nel momento in cui il Bue “della coscia” (Fassone) si presentava a tutti noi per essere premiato. Un segno del destino? Forse Qualcuno da lassù sorvegliava e aveva deciso di imbiancare di neve quella “groppa doppia” che solo qui, in Piemonte, diventa miracolo gastronomico.

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