Luca GardiniGran bella serata quella celebrata qualche giorno fa a Forlì, presso il ristorante Casa di Mare, ospiti di Luca Gardini e della Famiglia Castagnedi di Tenuta S.Antonio di Colognola ai Colli, nel veronese, per la presentazione dei loro vini, in particolare l’Amarone, il Soave ed il Valpolicella.

A far gli onori di casa come sempre il vulcanico Luca Gardini che da qualche anno collabora con l’azienda, il quale ne ha magnificato l’attività e soprattutto la qualità di vini ottenuti da uve Garganega sapientemente lavorate.

Il grande vino si beve d’estate – ha detto – e per questo motivo i vini di Tenuta S.Antonio sono arrivati a Casa di Mare per farsi conoscere dagli amici romagnoli nel periodo della canicola più intensa, perché intensi sono gli aromi ed i sapori che questi vini riescono a trasmettere al palato”.

Castagnedi
Armando, Tiziano, Paolo e Massimo Castagnedi

Al suo fianco Tiziano, secondo dei quattro fratelli Castagnedi, che ha raccontato ai presenti la storia dell’azienda veronese che ha il pregio di trovarsi in una vallata particolare, con la Valpolicella da una parte ed il territorio del Soave dall’altra, baciata dalla brezza del Lago di Garda.

Tenuta S.Antonio, oltre cento ettari vitati

Tenuta S.AntonioLe varietà coltivate sono Corvinone, Corvina e Rondinella, ma anche Garganega, Trebbiano di Soave e Chardonnay, che danno vita a grandi vini come Amarone, Valpolicella e Soave.

Con 105 ettari di terreno vitato, due terzi dei quali a Valpolicella ed un terzo a Soave, Tenuta S.Antonio è cresciuta nel tempo grazie ai quattro fratelli ed alla loro comune passione nata nelle vigne parterne di San Zeno di Colognola ai Colli, nella Valpolicella.

Tenuta S.AntonioDal 1989 ad oggi l’azienda agricola dei fratelli Castagnedi è cresciuta enormemente arrivando ad essere conosciuta in tutto il mondo. 42 i paesi nei quali i vini di Tenuta S.Antonio vengono esportati, soprattutto in Europa, Stati Uniti, Canada, Sud America ed ora anche Estremo Oriente.

Da più di ventanni, la qualità è la nostra missione principale – ha detto Tiziano Castegnedi, affiancato dalla moglie Valeria che in azienda si occupa dell’etichettatura e spedizione merci – e la ricerca che applichiamo in azienda, sia in campo che in cantina, dà alla produzione spunti continui e nuove possibilità per quanto riguarda la lavorazione in ogni settore”.

Dal tradizionale al naturale

Tenuta S. AntonioDa alcuni anni l’azienda veronese ha intrapreso un’esperienza diversa dalla tradizionale lavorazione, sia in vigna che in cantina, cercando di sfruttare le novità fornite da innovativi laboratori di ricerca, creando un proprio centro per l’affinamento all’avanguardia, ed è riuscita a creare prodotti con una maggiore personalità andando verso una produzione più naturale.

“Nei campi – ha aggiunto Tizianola concimazione organica e chimica di letame e concimi è stata sostituita dall’utilizzo di compost vegetale, ottenuto da fermentazioni di ramaglie, microorganismi e rifiuti umidi civili.

Tenuta S. Antonio

Nel periodo estivo l’uso di prodotti tradizionali, quali rame e zolfo, per la difesa fitopatologica è fortemente ridotto e affiancato da confusione sessuale per la lotta agli insetti. Inoltre utilizziamo lieviti selezionati direttamente da uve di propria produzione, nutriti con alimenti organici e non con prodotti chimici; il monitoraggio delle temperature del vino è costante e l’azoto autoprodotto direttamente in azienda viene utilizzato in tutte le fasi di lavoro come protettivo antiossidante.Tutti i vini, bianchi e rossi, rimangono sempre a contatto con le proprie feci fini e sono mantenuti in sospensione da miscelatori posizionati sul fondo dei vasi vinari di acciaio inox; nelle botti, con il metodo tradizionale del battonage; la pulizia dei vini avviene solo pochi giorni prima dell’imbottigliamento”.

Amarone, Soave e Recioto di gran beva

TelosLuca Gardini, assieme al padre Roberto, ha illustrato nel corso della cena alla stampa specializzata le caratteristiche dei vini di Tenuta S.Antonio, a partire da quelli della linea “Télos”, Télos Il Bianco, Télos Il Grigio, Télos Il Rosso Valpolicella Superiore e il grande nobile Télos L’Amarone, tutti vini naturali, senza conservanti né solfiti: “Vini nudi, frutto di una vendemmia calibrata, con un vago profumo di basilico e di salvia e la giusta componente acida e salina”.

Vini i quali, assieme A quelli della linea “Scaia” e soprattutto Soave Vecchia Vigna ottenuti da uva Garganega in purezza coltivata in una vigna con più di 60 anni di vita – un gran vino con un timbro aromatico inimitabile – hanno accompagnato la cena sopraffina preparata dal giovane chef dell’Osteria Casa di Mare, Simone Di Gennaro.

Casa di MareL’ottima qualità dei piatti non è però riuscita ad offuscare la presentazione dell’Amarone secco da uve passite, con due anni di vinificazione in acciaio e poi l’affinamento in botte, la cui profondità di colore, verticalità, morbidezza, intensità, persistenza e profumo di ciliegia in confettura, come ha sottolineato lo stesso Roberto Gardini, ne fanno un vino ottimo da bere ora come tra vent’anni

Casa di MareIl dolce preparato dallo chef di Casa di Mare, abbinato ad alcuni sorsi di uno straordinario Recioto, morbido al palato, rotondo, dolce, fruttato e speziato al tempo stesso, hanno concluso una serata davvero interessante, in compagnia dell’esperienza della famiglia Castagnedi di Tenuta S.Antonio e della competenza dei sommelier Roberto e Luca Gardini.

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