Il maiale e l’arte della sua macellazione, tradizione immarcescibile dell’Appennino emiliano, ritornano protagonisti domenica 18 marzo con la Festa del Maiale di Monghidoro, l’ormai consolidato appuntamento, giunto alla 13esima edizione, nel quale ancora una volta verranno valorizzati l’esperienza dei maestri norcini locali, il gusto della genuinità e la qualità dei prodotti di montagna.

Una tradizione antica e consolidata

Un appuntamento che giunge con qualche giorno di ritardo rispetto alla consuetudine a causa delle avverse condizioni meteorologiche che ne hanno impedito lo svolgimento a inizio mese, ma che ora finalmente può dare vita a quella che rimane una grande festa dedicata alle antiche tradizioni e, naturalmente, ai golosi.

Risale infatti a un Regio Decreto del XIX secolo l’autorizzazione, praticamente un unicum in tutta la zona appenninica, alla macellazione del maiale per quella che una volta era Scaricalasino, vecchia località di dogana al confine tra Toscana granducale ed Emilia pontificia.

Tre squadre di norcini al lavoro

Lungo le vie del centro cittadino, opportunamente chiuse al traffico, tre squadre di norcini monghidoresi abbinate ad altrettante macellerie locali, daranno prova della loro perizia trasformando la carne suina in salumi e insaccati come prosciutti, salami, pancette, ciccioli, cotechini, coppe di testa, ma anche in carni fresche da cuocere quali salsicce, braciole, costolette e capicollo, e persino in produzioni caratteristiche della zona, per esempio la salsiccia matta, realizzata con gli scarti di lavorazione, e la lingua di maiale salmistrata, autentica specialità locale.

La carne lavorata quel giorno potrà essere acquistata direttamente a prezzi calmierati e stabiliti in accordo con l’Amministrazione Comunale, organizzatrice della manifestazione, ma non mancheranno nemmeno altri momenti di degustazione e intrattenimento sia ai banchi dei norcini sia negli altri esercizi commerciali.

Alla riscoperta della pasta e fagioli

Tra queste la riscoperta delle antiche ricette della cucina “povera” di montagna in collaborazione con l’associazione Piazza Coperta Le Pozze: se la scorsa edizione erano di scena le “miazzole” e le “mistocchine” realizzate con la farina di castagne, quest’anno sarà il turno della pasta e fagioli, arricchita alternativamente con i classici maltagliati o con la pasta “grattugiata” come usava una volta, con degustazioni da fine mattinata sino al primo pomeriggio.

A fare da contorno, come sempre, numerosi banchi con prodotti tipici e il mercatino artigianale, il tutto come preludio al momento clou della kermesse, quando a metà pomeriggio si potrà assistere alla lavorazione a caldo delle ossa del maiale bollite per realizzare la coppa di testa e i ciccioli.

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