Il Pappagallo non lascia ma raddoppia, o addirittura triplica.

Il Pappagallo lascia la sua sede storica

Lo storico ristorante di Bologna, che dalla sua fondazione nel lontano 1919, attraverso diverse vicissitudini gestionali, è stato a più riprese sinonimo di tradizione ed eccellenza, è costretto ad abbandonare la propria sede storica, il palazzo del XIV secolo ai piedi della Torre Alberici e affacciato su piazza della Mercanzia dove, dal 1937, campeggiava l’insegna in ferro battuto del locale. Ma non getta la spugna e la chiusura è in realtà solo un arrivederci a nuove e più mirabolanti imprese.

L’epopea del Pappagallo dalla resurrezione al trasloco

La storia è presto detta: lo scorso maggio i titolari Elisabetta Valenti e Michele Pettinicchio, che avevano rilevato il Pappagallo dopo una serie di gestioni discutibili che ne avevano appannato l’immagine riportandolo ai suoi antichi fasti fino ad aggiudicarsi il Tortellino d’Oro, si sono visti annunciare dalla proprietà – dal 2020 la famiglia Vacchi – che il contratto di affitto, in scadenza a metà 2023, non sarebbe stato in ogni caso rinnovato.

Una decisione opinabile

Una decisione inspiegabile, per quanto assunta nell’ambito della piena libertà di un proprietario di disporre dei propri beni come meglio crede, che ha lasciato nello sconforto Michele ed Elisabetta, reduci da un periodo difficile a causa della pandemia prima e della crisi energetica dopo durante il quale, nonostante tutto, si erano anche sobbarcati una lunga e onerosa opera di ristrutturazione, con la riapertura del collegamento alla Torre Alberici, trasformata in osteria, e un lavoro di valorizzazione delle ricette tradizionali e innovative attraverso il lavoro di chef affermati come Marcello Leoni prima e Corrado Parisi ora.

Le parole dei titolari Elisabetta e Michele

“Il Pappagallo deve trovare una nuova dimora, ma quello che è certo è che non lascerà la sua città. A volte il vento spira troppo forte, certe correnti si muovono contrarie e le sue ali non sono in grado da sole di andare contro. Per questo oggi vola via, da un’altra parte, pronto a regalare ancora tutte e ancora di più emozioni a chi vorrà seguirlo. Tutto ciò che l’ha reso grande, la tradizione emiliana, l’innovazione, la creatività, dai tortellini, alle lasagne, alla cotoletta, tutto lo seguirà e siamo sicuri che anche voi lo seguirete. Non avremmo mai voluto lasciare queste mura, ma ciò che più conta è che il Pappagallo non è il nostro ristorante, è il ristorante di Bologna e non saranno mai quattro mura a togliere alla città il suo gioiello” spiegano i titolari.

La riscossa: alla ricerca di una nuova sede

Ma dopo un primo, comprensibile, attimo di smarrimento, Michele ed Elisabetta si sono rimessi al lavoro per proseguire, in altra sede ma col medesimo stile, l’esperienza del Pappagallo, scegliendo di lasciare lo storico indirizzo alla fine di settembre 2022 per avere più flessibilità nella ricerca di una nuova, degna location.

Bottega e due ristoranti: il Pappagallo non lascia, raddoppia

E difatti, anziché lasciare, il Pappagallo raddoppia o forse anche triplica, avviandosi a diventare un vero e proprio “brand” di qualità della ristorazione petroniana: con due potenziali nuove sedi nel centro storico in ballottaggio, per le quali sono ancora in corso trattative che si dovrebbero concludere entro l’anno per poi aprire nel 2023, Michele ed Elisabetta annunciano anche l’imminente apertura di una gastronomia vicino al vecchio indirizzo, una vera e propria Bottega del Pappagallo dove trovare tutte le specialità che hanno fatto grande la storica insegna, le ricette di Vittorio Zurla e una serie di eccellenze da intenditori, a cominciare, in vista delle festività natalizie, da golosi panettoni artigianali.

Una seconda sede fuori porta: il Pappagallo esce dalla gabbia

Non solo, ma sempre prima della fine del 2022 verrà avviata appena fuori dal centro storico, in una location prestigiosa, una nuova attività di ristorazione che, portando sempre il nome del Pappagallo, non sarà da intendersi come temporanea bensì destinata a proseguire anche dopo l’avvio della nuova sede principale.

Il silenzio delle istituzioni fonte di amarezza

Resta l’amarezza per il silenzio. Il silenzio che ha circondato questa vicenda sin dall’inizio, il silenzio delle istituzioni che non hanno saputo, o voluto, difendere l’ennesima attività storica costretta ad abbandonare la sua collocazione secolare a causa della speculazione immobiliare e di scelte opinabili, il silenzio dei tanti che si lamentano di come sia peggiorato il centro storico di Bologna ma poi di fronte a situazioni come questa non battono ciglio.

Un’eredità difficile da gestire

Non è ovviamente ancora dato sapere quale tipo di esercizio andrà a occupare i locali che furono del Pappagallo, di certo non avrà vita facile nel reggere il confronto col proprio predecessore, rischiando di passare per impostore o, peggio ancora, deturpare ulteriormente il volto del centro storico con un’attività avulsa dal contesto tradizionale bolognese.

Nessuno tarpa le ali a un Pappagallo

Il Pappagallo invece, anche se con un diverso indirizzo, non scomparirà mai, perché la filosofia culinaria rimarrà sempre la stessa, in qualsiasi luogo e con qualsiasi formula, in un palazzo antico come in un container per terremotati. Perché è la storia della Bologna culinaria, e perché nessuno, dico nessuno, tarpa le ali a un Pappagallo.

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