L’Istituto Nazionale Grappa è stato fondato nel 1996 a Pavia, 25 anni per tutelare il distillato di bandiera, la grappa che rappresenta l’Italia nel mondo, un prodotto unico che deve essere realizzato necessariamente da vinacce provenienti da uve coltivate e distillate nel nostro Paese.

Per una grappa IG occorre seguire un rigido disciplinare e le modalità di produzione riportate nella scheda tecnica; per completare l’iter che consente di certificare la grappa occorre trasformare l’Istituto nazionale Grappa in Consorzio nazionale di tutela”, spiega Nuccio Caffo, amministratore delegato della distilleria F.lli Caffo e presidente dell’Istituto nazionale Grappa.

La nascita del Consorzio – ha sottolineato Caffo – è una strada obbligata affinché possa essere tutelata la grappa. La forma di “Consorzio di tutela” è necessaria proprio per rispettare le linee guida ministeriali. Siamo all’ultimo miglio e entro il 2021 sicuramente il risultato sarà raggiunto“.

Un Consorzio per ripartire

Nuccio Caffo

Dopo la costituzione del Consorzio nascerà un ente che si occuperà delle certificazioni presso le aziende. Un traguardo che potrebbe chiudere il difficile capitolo di quest’anno con una buona notizia ed una speranza per il futuro.

Ancora oggi bar e ristoranti sono chiusi e anche noi siamo stati interessati, – ricorda Caffo – seppur indirettamente, da questa crisi che ha investito il 50% della nostra clientela. Come azienda abbiamo investito e spinto perché aumentassero i consumi in casa, abbiamo studiato delle apposite campagne e lanciato un nostro sito di e-commerce che in pochi mesi, da aprile a dicembre 2020, ha superato i 10mila ordini; abbiamo lanciato un canale di vendita che prima per noi era secondario, ora è molto importante. Arriviamo direttamente nelle case dei consumatori con una consegna gratuita. Il consumatore – ha assicurato – è stimolato da quest’idea“.

Durante il lockdown totale, per non stare fermi, ci siamo inventati anche uno spray per sanificare, un prodotto alimentare a base di alcool puro pensato per sanificare posate, bicchieri, piatti, tutto quello che va a contatto anche con gli alimenti. Si differenzia dagli altri prodotti perché a base di alcool denaturato sono adatti solo per uso esterno e non per prodotti alimentari“.

Grazie a queste innovazioni l’azienda è riuscita a contenere le perdite: “Aprile dello scorso anno – ha sottolineato Caffo – è stato un mese terribile. Abbiamo registrato un -60%, la Pasqua e’ stata inesistente, ma grazie ad alcune azioni correttive abbiamo chiuso il primo semestre 2020 al pari dello stesso periodo del 2019. A fine 2020 l’azienda ha chiuso con una crescita. Ci siamo aiutati da soli, non abbiamo aspettato aiuti esterni, non è facile farlo e non tutte le aziende ci riescono. Oltre agli aiuti già stanziati è indispensabile che ci siano ulteriori sostegni se vogliamo che l’economia riparta“.

Promuoviamo Tropea fra i borghi più belli d’Italia

Altro volano per la ripartenza potrebbe essere il titolo di “Borgo dei Borghi”, l’ormai celebre competizione fra i borghi più belli d’Italia che, in questa edizione, ha visto proprio Tropea come protagonista.

Nel giorno di Pasqua la Rai dovrebbe annunciare gli esiti di questa competizione. Noi facciamo il tifo per Tropea”. Ovviamente, Nuccio Caffo ha rimarcato il suo sostegno alla candidatura di Tropea invitando i follower delle pagine social di Vecchio Amaro del Capo a sostenere la località calabrese.

Per noi – ha detto Caffo – è un discorso affettivo. Oggi esportiamo in oltre 50 Paesi del mondo, ma Tropea è stata sempre una grande vetrina, anche quando la nostra azienda produceva per un mercato prettamente locale. Per noi, così come per tante aziende agroalimentari calabresi, Tropea è stata un trampolino di lancio. Non possiamo dimenticare il passato, piuttosto vogliamo che il nostro territorio venga sempre più valorizzato così da avere la possibilità di incrementare il Pil di tutta la provincia e di tutta la Calabria“.

Con un tale riconoscimento, Tropea potrebbe attrarre ancora più turisti una volta superato questo momento di pandemia. L’anno scorso, nonostante l’emergenza Covid, nei mesi di luglio e agosto le strutture turistiche presenti sulla costa calabra hanno lavorato moltissimo grazie agli italiani che hanno riscoperto queste località: nel periodo di alta stagione, ad agosto, c’è stata una occupazione del 100% delle strutture.

Pubblicità

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here