Ho voluto provare la cucina giapponese. Il ristorante si chiama KOI e rimane in pieno centro, a Torino.

Ristorante Koi. Credits Ph. Andrea Di Bella
Ristorante Koi. Credits Ph. Andrea Di Bella

Avvicinarsi alla cucina orientale non significa solo esplorare nuovi sapori, ma è un po’ come intraprendere un viaggio affascinante, un’esperienza, una scoperta autentica di una cultura lontana. Il locale nasce dalla mente di Leonard Hu, detto Leo, di origini cinesi ma da sempre affascinato dalla cultura giapponese.

Venire a mangiare da Koi pone due sole condizioni: la mente deve essere priva di pregiudizi e nessuna preclusione per il palato. Bisogna lasciarsi conquistare: è divertente e bellissimo.

Assieme alla moglie Valentina, giovani trentenni, vogliono proporre una cucina orientale di grande qualità, lontana dagli stereotipi della dilagante moda degli you can eat, i menu a prezzi fissi.

Hanno aperto il ristorante nel pieno centro storico di Torino, circa 6 anni fa, a pochi passi da piazza San Carlo, il salotto della città.

Ma la storia italiana di Hu comincia quando un po’ di anni addietro la sua famiglia si trasferì per motivi di lavoro dalla Cina a Prato, nell’industria tessile. Dopodiché inizia una serie di spostamenti tra Bologna, Rovigo, Reggio Emilia. In questa città comincia la storia della ristorazione della famiglia.

Approdato a Torino, Leo entra in questo mondo con maggiore determinazione che lo porta, oggi assieme a Valentina, ad aprire proprio qui in zona centrale.

“Qui ci troviamo molto bene – afferma Leo -, la clientela ci segue con molta attenzione. Quando abbiamo creato questo locale avevamo due strade da percorrere: o quella del ristorante di massa o il ristorante gourmet. Abbiamo scelto la seconda strada e abbiamo avuto ragione. Ci sono dei clienti che vengono anche due o tre volte la settimana, magari a pranzo, visto che proponiamo dei menu a costi ridotti. La clientela è soprattutto giovane ma anche gli over apprezzano la cucina giapponese. Alcuni clienti affezionati tornano a mangiare qui sin dal primo giorno di apertura”.

Parlando di nuovi progetti, Leo si sofferma sulla pasticceria: “Vogliamo portare avanti, con Valentina, dei progetti che riguardano il mondo della pasticceria, nel senso che offriremo ai clienti una pasticceria moderna, attuale, con contaminazioni europee ma anche orientali. Valentina ha un suo laboratorio personale adibito all’arte bianca. È un obiettivo che ci piace e penso sarà gradito a chi verrà nel nostro ristorante”.

Ristorante Koi: Sala Tamami. Credits Ph. Andrea Di Bella
Ristorante Koi: Sala Tamami. Credits Ph. Andrea Di Bella

Due sale dall’arredo essenziale e minimalista, dalle linee pure. Quella che colpisce si trova al piano di sotto, la sala Tatami: luci soft per creare atmosfere magiche orientali, dove si consuma su dei tavoli inseriti in incavi appositi e morbidi cuscini per sedersi sul pavimento. Ricca di suggestione, la sala offre un colpo d’occhio scenografico di forte impatto. Complimenti.

Io ceno al piano di sopra dove i tavoli guardano le ampie vetrine affacciate sulle vie del centro e dove si scorgono le luci degli ultimi lampioni di piazza San Carlo. Una location coinvolgente e magnetica.

Se giro lo sguardo, trovo una perfetta cucina a vista, un ordine pazzesco e diversi operatori impegnati tra pentole, tegami e piatti fumanti. Una bella brigata sotto la guida attenta di Jacopo Zhang, chef giapponese con alle spalle 7 anni di Accademia di cucina di Sapporo. Un grande, con cui mi soffermerò a parlare a fine serata.

Ora vi devo elencare il menu che mi ha accompagnato tutta la sera e che ho apprezzato per la qualità delle materie prime, per la freschezza degli ingredienti, per la schiettezza dei gusti in bocca. Forte attenzione ai dettagli, spiegazione completa dei piatti e grande cortesia di servizio. Impeccabili.

Salmone in salsa teriyaki con arachidi croccanti. Credits Ph. Andrea Di Bella
Salmone in salsa teriyaki con arachidi croccanti. Credits Ph. Andrea Di Bella

La mia degustazione

  • Salmone in salsa teriyaki (a base di soia salsa di soia, mirin, cioè sakè dolce, e zucchero) con arachidi croccanti
  • Salmone, purée di gambero rosso, formaggio e uova di pesce volante
  • Gyoza (ravioli) di wagyu (carne nobile di manzo tenera e succosa con contenuto basso di grassi saturi) con foie gras. Un piatto equilibrato in tutti i suoi delicati sapori.
  • Ricciola australiana  con salsa di cipolle rosse di Tropea e yuzu (agrume dalla componente aromatica molto ricca)
  • Tonno rosso con crosta di semi e salsa piccante speciale dello chef
  • Misto sushi sashimi
Salmone, purée di gambero rosso, formaggio e uova di pesce volante. Credits Ph. Andrea Di Bella

Dessert

  • Sphere: sfera di cioccolato bianco sciolta con cioccolato fondente con all’interno semifreddo allo yuzu e piccola macedonia;
  • Yuzu-Minto: rinfrescante e leggera mousse allo yuzu con inserto di limone italiano, fingerlime (prezioso caviale agrume australiano vegetale) e menta, glassato con uno strato croccante di cioccolato su fondo di crumble alle mandorle.
Yuzu-Minto. Credits Ph. Andrea Di Bella
Yuzu-Minto. Credits Ph. Andrea Di Bella

Il vino in abbinamento

Lugana Doc “I Frati” 2021 – Cà dei Frati – fresco, delicato, elegante.

Jacopo Zhang, lo chef

A questo punto, voglio conoscere più da vicino lo chef, Jacopo Zhang. Ho qualcosa che mi incuriosisce, il tipo di cucina proposta, i suoi studi e la sua carriera, i piatti italiani che preferisce .

La cucina che realizzo è Fusion – risponde -, un misto tra il gusto europeo e i sapori orientali. Quello che io propongo in questo ristorante non è la cucina giapponese classica, ma, partendo da certe specialità di quel Paese, adatto la preparazione al gusto italiano o europeo. Il mio corso di studi prevedeva tre anni di studio di lingua giapponese, dopodichè ho fatto altri quattro anni all’Università di Sapporo per laurearmi. Quindi ho cominciato a lavorare per sei anni presso alcuni ristoranti giapponesi”.

“A questo punto volevo provare altre esperienze e sono arrivato a Milano. E alla fine sono approdato in questa bella città, Torino. Mi sono innamorato della pasta e della pizza e sono rimasto qui. Della cucina italiana apprezzo molto la pasta col ragù piemontese e quella col pesto alla genovese. I miei progetti futuri riguardano questa città. Voglio restare qui con la mia famiglia, ci troviamo benissimo, Torino è una città tranquilla dove si vive bene, lontana dal caos, e da qui non mi muovo. Continuerò con la mia cucina fusion”.

La serata volge al termine. Sono un po’ triste e un po’ felice quando devo lasciare questo locale così accogliente: se ci rifletto un momento, è lo stesso stato d’animo che ho quando hai visto un grande spettacolo.

Grazie Leo, grazie Jacopo, tornerò a trovarvi al Koi.

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Koi Japanese Fusion Restaurant
Via Secondo Frola 4 – Torino
Tel: +39 .011 543957
www.ristorantekoi.it – info@ristorantekoi.it

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