Da oltre dieci anni a Gorizia è ripresa la produzione della lavanda, coltivata prevalentemente alle falde del monte Sabotino, dove il terreno è sassoso, ben drenato, in pieno sole e soprattutto ben ventilato, riducendo così l’insorgenza di malattie fungine.

La Lavanda è una pianta che può essere utilizzata come medicamento, bevanda rilassante, elemento decorativo, ingrediente nelle ricette di cucina e per la cura e l’igiene di tutta la casa.

La sua storia risale alla notte dei tempi, tenuta sempre in grande considerazione in ogni parte del mondo, come nelle zone agricole della Francia centrale e della Provenza, caratterizzate da enormi distese del profumato fiore.

Lavanda, non teme il caldo secco

La pianta di Lavanda è una xerofita, ossia è particolarmente adatta a resistere in condizioni di scarsa umidità e nonostante ciò a fiorire splendidamente, contribuendo enormemente alla valorizzazione del territorio, soprattutto paesaggistico.

La Lavanda: quando l’Italia si tinge di violettoSi tratta di un arbusto di medio sviluppo, sempreverde e rustico, che fiorisce fra giugno e luglio, di profumo intenso e delicato, e fitte foglie argentee, che predilige terreni sciolti, leggeri di medio impasto, ben drenati.

Le piante devono essere potate annualmente verso la fine di ottobre prima delle gelate, cimate tre quattro centimetri al di sopra della parte legnosa per stimolare l’infoltimento della pianta e la ricrescita di rami nuovi alla base.

Lavanda, una manna per gli insetti

Al momento della fioritura i cespugli di lavanda si popolano di api, calabroni, bombi e farfalle.
Nei lavandeti le api trovano una importante fonte di nettare sano e sicuro, proprio nel periodo estivo, quando hanno maggiore difficoltà a trovare fiori da bottinare.

La Lavanda: quando l’Italia si tinge di violettoLa raccolta va effettuata al mattino, dopo almeno due giorni di bel tempo, a mano, utilizzando forbici o piccole roncole, tagliando l’infiorescenza con tutto lo stelo privo di foglie.

Si formano piccoli mazzi che vanno appesi a testa in giù a seccare in un luogo buio e areato in quanto il sole scolorirebbe i fiori; i mazzi vengono successivamente sgranati a mano.

Il prodotto può essere venduto fresco alle fiorerie, oppure essiccato e trasformato in sacchettini, confezioni regalo o bomboniere.

In Friuli è stata costituita l’azienda ”Profumo di Lavanda” che da una dozzina d’anni ha assunto notorietà non solo entro i confini regionali e nazionali, contribuendo a rilanciare in regione questa coltivazione.

Il Museo della Lavanda

In Italia cresce da sempre spontaneamente sulle  Alpi e sugli Appennini, dai 300 ai 1000 metri di altezza, ma anche ad altitudini più elevate. Il picco della sua fioritura è tendenzialmente dalla fine della primavera, ma varia a seconda dalle condizioni metereologiche e dal microclima della zona.

La Lavanda: quando l’Italia si tinge di violettoNel piccolo borgo di Carpasio, nell’entroterra del Ponente ligure, c’è anche il Museo della Lavanda, dove si possono esplorare le essenze insolite di 70 piante aromatiche, al fianco del quale, nella corte del museo, è stato creato il Giardino delle Lavande. Un analogo museo è anche a Valdieri, in provincia di Cuneo.

A Casola Valsenio, in provincia di Ravenna, da tempo trasformato nel paese delle erbe officinali, la lavanda ha un posto d’onore nel Giardino delle Erbe, con una ventina di varietà tra cui la Hidcote e la Nonable, dalle pennellate blu, viola e bianche. Sulle colline romagnole dei dintorni c’è anche la “Strada della Lavanda” e nel borgo romagnolo e nelle trattorie sparse sul territorio i menù comprendono diversi piatti a base del fiore blu.

Alla lavanda viene anche dedicata un’apposita sagra estiva a Venzone, in provincia di Udine, con sfilata di carri di lavanda e mercatini tinti di viola, oltre a laboratori creativi,  rituali del benessere, gare di sgranatura, incontri vari.

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