Chiunque abbia soggiornato in terra di Romagna, visitato Ravenna per ammirare i suoi policromi mosaici, bagnato i piedi in Adriatico, ballato in una discoteca di Riccione o Rimini, , le opere di artisti illustri ai Musei di San Domenico di Forlì, respirato l’aria fina in mezzo alla natura del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna nel suo crinale Appenninico, ha sicuramente anche assaggiato la Piadina romagnola, oggi prodotto Igp.

Si tratta di un “pane” di vecchissima tradizione, preparato fin dai tempi dei Romani, la cui storia è strettamente intrecciata alla cultura popolare di questo territorio.

La Piadina romagnola, da pane dei poveri a prodotto identitarioInizialmente la piadina la si trovava unicamente nelle tavole delle famiglie contadine al posto del pane, quando la povertà si faceva maggiormente sentire, poi, negli anni, l’evoluzione nella preparazione della piadina ha fatto si che venisse modificata la ricetta originaria in base alle tradizioni ed alla cultura di ogni città della Romagna, finendo per acquistare una fama non solo nazionale ma anche internazionale.

Si mangia calda oppure fredda ed è buonissima sia da sola sia farcita con salumi, formaggi, salsiccia, verdure gratinate o erbette; con “squaquerone e rucola”, un formaggio locale a pasta molle, bianchissimo, altrettanto tipico della piadina.

Nonostante la Romagna sia un territorio storicamente ben identificato, seppur diviso in tre province (e mezzo), ogni provincia ha negli anni allestito una propria tipologia di “Piada”, in base al gusto dei propri concittadini.

La Piadina romagnola, da pane dei poveri a prodotto identitarioLa classificazione, se così si può dire, è questa: se normale è quella della zona lungo la via Emilia tra Imola e Savignano Sul Rubicone e nell’entroterra verso l’Appennino, più spessa e corposa è quella della bassa ravennate mentre più sottile e larga è nel territorio riminese e nel suo entroterra.

La cosa che accomuna, comunque, questa meravigliosa “luna” di pasta, cantata da tantissimi poeti, scrittori, attori, musicisti non solo romagnoli, cui sono state dedicate poesie e canzoni, è il profumo che emana al momento della cottura, uguale ovunque, in ogni angolo del territorio, in ogni angolo del mondo.

La Piadina romagnola, da pane dei poveri a prodotto identitarioSì, del mondo, perché la Piadina Romagnola, proprio per la sua semplicità e genuinità, è un prodotto che è stato “clonato” ed oggi viene prodotto in diverse parti del mondo; talvolta è possibile anche trovare i caratteristici chioschi a bande orizzontali o verticali colorate come sulla riviera romagnola.

Oltre alla classica forma, c’è il crescione, o cassone o carsone, una piada ripiena e chiusa prima di essere cotta sul “testo”, una teglia in terracotta, come si faceva una volta, prodotto tipico di Montetiffi, sull’appennino cesenate, oppure su lastre di ferro, come impone la modernità.

La Piadina romagnola, da pane dei poveri a prodotto identitarioOppure il “moderno” rotolino, una piadina sottile farcita ed arrotolata, oppure il tortello sulla lastra, prodotto tipicamente di montagna, speciale con il ripieno di zucca e patate.

Un prodotto che è anche intergenerazionale, perché tutti, giovani e anziani, bambini e nonni, ne sono ghiotti e non c’è ricorrenza, sagra, festa, che non veda la piadina romagnola sempre co-protagonista della manifestazione.

Talmente identitaria che da qualche anno le è stata dedicata il “Piadina Days” nel primo week-end settembrino, con iniziative di varia natura nei comuni romagnoli: gare, esibizioni, musica, divertimento, degustazioni al centro del quale c’è lei, la Piadina Romagnola.

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