Una pizza in compagnia, dopo mesi di lockdown, di coprifuoco, di chiusure forzate, non è solo una pizza, ma un ritorno alla libertà, alla normalità pre-pandemia, a quei piccoli piaceri della vita che in un mondo normale è lecito concedersi ogni qual volta lo si desideri.

Un saporito amuse bouche: fiori di zucca fritti farciti di ricotta
Un saporito amuse bouche: fiori di zucca fritti farciti di ricotta

La pizza sulla terrazza dei Portici: il buono nel bello

Se poi questa pizza la si degusta in una cornice spettacolare come quella dell’Hotel I Portici, ammirando il panorama dalla terrazza dell’ottocentesco Palazzo Maccaferri che si staglia tra il parco della Montagnola e il portico di via Indipendenza, allora la sensazione di libertà si coniuga gradevolmente con i piaceri inenarrabili del bello e del buono.

La pizza dello chef: cipolla, guanciale, Pecorino. Molto Heinz Beck
La pizza dello chef: cipolla, guanciale, Pecorino. Molto Heinz Beck

Una location da sogno, una pizza che lascia il segno

Frutto della collaborazione tra Gruppo Portici e Amministrazione Comunale, il progetto Pizzeria Portici è nato due anni fa per ampliare l’offerta ristorativa de I Portici Hotel, avvicinandola ancora di più al grande pubblico e regalando alla cittadinanza un’occasione imperdibile per riscoprire uno degli angoli più belli e ricchi di fascino del centro storico: il complesso del Pincio e il parco della Montagnola, splendido polmone verde nel pieno centro di Bologna, e oggi suona la carica per ripartire con rinnovato slancio e nuovi stimoli mentre l’incubo-Covid inizia vieppiù a scemare.

La pizza vegetale. Una ventata di freschezza, anche questa molto Beck
La pizza vegetale. Una ventata di freschezza, anche questa molto Beck

Renzi alle farciture, Vincenzo Arianna alla pala

Certo nel frattempo alcune cose sono mutate, ma non è detto che sia un male: all’epoca dell’inaugurazione lo chef era Emanuele Petrosino, mentre oggi al timone della cucina dell’albergo abbiamo Gianluca Renzi, allievo e già braccio destro di Heinz Beck, che cura le farciture e gli abbinamenti con il suo tocco inconfondibile e strettamente personale, mentre alla realizzazione presiede Vincenzo Arianna, pizzaiolo di origini partenopee formatosi all’eccellente scuola del Bianco Farina di Pasquale Penne, una delle mecche della pizza contemporanea all’ombra delle Due Torri.

Due giorni di lievitazione e materie prime top

L’aggiunta di pasta madre, la lenta lavorazione, e le 48 ore di lievitazione donano una pizza leggera e digeribile, dall’impasto vagamente elastico per chi apprezza il genere, e che va a nobilitarsi di materie prime di assoluta eccellenza nel solco della filosofia qualitativa de I Portici, dal Parmigiano-Reggiano Dop di montagna stagionato 24 mesi al pomodoro San Marzano e dell’Agro Sarnese-Nocerino Dop, dalla mortadella di Bologna Igp alla mozzarella di bufala campana Dop, dal migliore olio extravergine d’oliva ella farine realizzate con tre tipologie di grano del Molino Caputo, dalla cipolla rossa di Tropea Igp al Pecorino Romano Dop e via di questo passo.

La Grassa: un giusto tributo all'Emilia-Romagna
La Grassa: un giusto tributo all’Emilia-Romagna

Le quattro pizze che abbiamo provato

Otto le pizze proposte nel menù, tutte realizzate tenendo conto della stagionalità e reperibilità degli ingredienti sul mercato: noi abbiamo testato la Pizza dello Chef (pomodoro, bufala, cipolla stufata, guanciale, pecorino e pepe) nel cui contrasto di sapori si avverte la lezione di Heinz Beck, così come nei freschi sentori di clorofilla che caratterizzano la Vegetale (crema di piselli, fior di latte, zucchine, fiori di zucca e datterini confit). Molto buona anche la Grassa (mortadella, fior di latte, Squacquerone, Parmigiano e pesto di rucola), giusto omaggio alle golosità della terra emiliano-romagnola, mentre la Calabrisella (peperoni, patate, fior di latte e ‘nduja), pur di grande piacevolezza, ci ha fatto penare nella ricerca della giusta nota piccante, almeno fino a quando non abbiamo addentato la fetta dove era concentrato il potente insaccato di Spilinga.

Le altre quattro pizze in carta

Ma non mancano la classica Margherita con bufala, la marinara (pomodoro, origano, aglio, alici e olio EVO), la Tropea (pomodoro, fior di latte, olive e cipolla rossa dolce calabrese) e la Caprese (fior di latte, bufala, pomodoro cuore di bue, basilico e rucola).

Dolci e lista delle bevande promossi

La Calabrisella: cercate il piccante Made in Spilinga
La Calabrisella: cercate il piccante Made in Spilinga

Buona carta delle bevande che attinge alla cantina enologica dell’hotel affiancando una ragionata scelta di birre alla spina e in bottiglia, e per chiudere in dolcezza il pasto dessert golosi, nostrani della tradizione bolognese, come il tiramisù al mascarpone, il brownie al cioccolato con caramello salato e la torta di riso degli addobbi con mousse al Marsala.

Il prezzo? Non più che nella pizzeria media

Prezzi assolutamente nella media delle pizzerie bolognesi – si va dagli 8 ai 12 euro – e pertanto ampiamente abbordabili, che non mettono in conto la stupenda location, la possibilità, finché permarranno le norme anti-Covid, di mangiare all’aperto anche col maltempo grazie agli ampi ombrelloni, una pizza in stile napoletano che ben merita la sua elevazione a patrimonio Unesco e, last but not least, il gusto inebriante della ritrovata libertà, quello sì indiscutibilmente senza prezzo.

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