Tra le sue tante specialità enogastronomiche, la Valtellina ne ha anche una molto particolare, la Taneda, nome con cui si indica un’erba alpina, l’Achillea Moscata, più conosciuta come erba iva.

La Taneda, un tipico liquore digestivo valtellinese con le erbe d'alta quotaSi tratta di una piccola pianta erbacea perenne, molto nota fin dall’antichità, che cresce sopra i 2000 metri fino ai limiti dei ghiacciai, dai cui piccoli fiori bianchi, raccolti durante l’estate, si ricavano tisane o un ottimo liquore omonimo con eccezionali proprietà digestive e leggermente diuretiche; una pianta aromatica e medicinale è protetta all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, ma oltre i confini del parco, viene raccolta da molti valtellinesi.

La Taneda è diventata nel tempo un tipico digestivo valtellinese, di colore giallo-verdastro dall’intenso sapore di erbe; dopo la raccolta, fatta tagliando le piante senza strappare le radici, bisogna lasciare seccare i fiori in un luogo abbastanza arieggiato.

Taneda, una ricetta semplice dopo la fatica della raccolta

Dopo un paio di mesi, quando i fiori sono secchi, vanno messi in infusione in un litro d’alcool per circa un mese; per fare tre bottiglie di Taneda servono una trentina di grammi di fiori essiccati, otto etti di zucchero, un litro d’alcool e un litro e mezzo d’acqua.

La Taneda, un tipico liquore digestivo valtellinese con le erbe d'alta quotaLo zucchero dev’essere ben sciolto nell’acqua calda, che va lasciata raffreddare prima di aggiungerla al composto liquoroso preventivamente filtrato.

A questo punto la Taneda è pronta per essere versata nelle bottiglie, che vanno lasciate riposare per un paio di settimane; sé è venuta bene sarà un liquore di colore giallo-verdastro e dall’intenso sapore di erbe, piuttosto forte, con circa 21° alcolici, che comunque variano in funzione della quantità d’acqua che si usa.

I fiori essiccati vengono usati in Valtellina anche per la preparazione di infusi, per la loro proprietà fortemente digestiva, ma si beve soprattutto come digestivo, al termine di pasti pesanti, magari a base di pizzoccheri o polenta taragna o cacciagione accompagnati dall’ottimo nebbiolo della valle.

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