Certe volte anche in qualcosa di amaro si possono trovare i piaceri della vita. Specie se quell’amaro ha una gradazione alcoolica non inferiore al 15% e una concentrazione zuccherina non superiore al 70%.

L’amaro compagno del bon vivant

Da sempre, per il bon vivant, l’amaro è la conclusione felice di un lauto pasto o l’accompagnamento di un caffè al bar: le origini medico-farmaceutiche della maggior parte degli amari in commercio ne facevano (e ne fanno tutt’oggi) un eccellente digestivo o un tonico capace di ravvivare la giornata.

E chi non ricorda il carosello del Petrus Boonekaamp e, sulle note di Beethoven, il suo mitico slogan “L’amarissimo che fa benissimo”?

I tempi difficili dell’amaro

E’ però vero che, in tempi relativamente recenti, l’amaro era in un certo senso passato di moda, surclassato nei gusti del pubblico da altri superalcoolici – rum, tequila, vodka – o da liquori più dolci come il limoncello: le conseguenze non hanno tardato a farsi sentire, con diverse case storiche italiane costrette a chiudere causa crollo delle vendite o, peggio ancora, a vendere i propri marchi a grosse multinazionali del beverage.

Un’eccellenza che torna alla ribalta

Oggi invece il gusto dell’amaro ritorna prepotentemente alla ribalta, non solo come digestivo o fuori pasto ma impiegato anche largamente nella mixology (cosa non nuova, basti leggere le ricette di due classici come il Gritti e l’Arena).

Il nuovo successo dell’amaro italiano

E così di colpo da un lato i marchi storici, spesso diventati industriali, e dall’altro frotte di produttori artigianali anche di piccole dimensioni, si ripresentano al pubblico con le loro miscele e infusioni d’erbe, sovente di altissima qualità, sfondando persino su mercati lontani come quello americano, dove l’amaro italiano è diventato un vero e proprio status symbol.

Nasce Amaroteca, la fiera degli amari

E a questo mondo così variegato è intrigante è dedicata Amaroteca – Fiera degli Amari, la nuova manifestazione patrocinata da Confcommercio Ascom che si svolgerà lunedì 25 novembre, dalle 10 alle 18, nella splendida cornice settecentesca di Villa Zarri, alle porte di Castel Maggiore.

Un’idea nata nel Caffè Rubik

Nati dall’inventiva di Edoardo Schiazza, titolare del Caffè Rubik nel centro di Bologna, il progetto e il marchio Amaroteca sono già emersi in iniziative precedenti come gli Amaracconti, nove degustazioni con i produttori e i cultori del genere, e la mostra fotografica collettiva Amaro Mio.

Oltre 40 produttori

Ora invece, in questo innovativo evento fieristico, troveranno spazio oltre 40 produttori artigianali accuratamente selezionati, pronti a fare assaggiare le proprie creazioni a un pubblico di operatori e appassionati.

Gli amari Made in Bologna

Non mancheranno naturalmente le realtà locali bolognesi, a cominciare dai padroni di casa della distilleria Villa Zarri, nome storico del territorio, e dagli Essenziali del Villaggio della Salute – Mare Termale Bolognese del professor Monti, che riallacciano il concetto dell’amaro a quello originario di farmaco e medicamento.

Ospite il bartender Matteo Zed

Tra gli ospiti d’eccezione ci sarà Matteo Zamberlan, in arte Matteo Zed, bartender di fama internazionale e autore del volume “Il Grande Libro dell’Amaro Italiano” (Giunti, 2019), una lettura per cultori ma ricca anche di ricette, tradizioni, materie prime, consigli.

Un evento da replicare

Amaroteca – Fiera degli Amari 2019 è solo il primo appuntamento, con la prospettiva che diventi replicabile ed esportabile in altri contesti, non solo nazionali, e ambisce a raccoglie sia i grandi che i piccoli protagonisti del settore per creare insieme la forza di un prodotto italiano sempre più apprezzato in ogni parte del mondo.

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