Tra i prodotti più rinomati e amati dai buongustai c’è ampio spazio anche per l’anguilla, e in particolare per l’anguilla di Comacchio e delle sue valli, nel ferrarese, ai confini con provincia di Ravenna e la Romagna.

Nelle valli di Comacchio, all’interno del Parco Nazionale del Delta del Po, la “Camargue italiana”, l’anguilla trova il proprio habitat naturale che le permette di vivere e riprodursi.

L’anguilla di Comacchio, regina della tavolaDa secoli gli abitanti di queste insalubri paludi, in gran parte bonificate nel corso del tempo, hanno pescato e poi allevato questo pesce; ancora oggi si utilizzano antiche tecniche di pesca come il “lavoriero”, un complicato sistema di cattura costituito da bacini comunicanti, a forma di punta di freccia.

L’antico borgo di pescatori, costituito da poche case costruite sugli isolotti in mezzo alla laguna, è stato per secoli isolato dalla terraferma, sprovvisto di tutto, tanto che gli abitanti hanno dovuto arrangiarsi come si poteva; dell’anguilla non si buttava via nulla, anche il grasso che colava durante la cottura allo spiedo veniva conservato per alimentare le lampade o per friggere il pesce; la pelle veniva essiccata per farne i lacci delle scarpe; le teste e le code venivano donate ai fiocinini o alle famiglie più povere.

Le trippe, considerate una vera prelibatezza da chi non poteva permettersi altro, venivano cucinate in umido, mentre le lische venivano conservate, mangiate fritte e croccanti.

L’anguilla di Comacchio, regina della tavolaL’anguilla di Comacchio è particolarmente apprezzata in ambito gastronomico; vi sono infatti ben quarantotto differenti piatti di anguilla, che vanno dal delicatissimo risotto fino alla grigliata dove l’anguilla sprigiona tutto il suo intenso aroma.

Gli abitanti delle Valli di Comacchio ne hanno sempre saputo apprezzare l’utilità, sia in termini gastronomici, sia in termini economici e anche culturali, perchè l’anguilla fa parte della storia secolari di questa parte d’Italia.

A Comacchio, una vecchia struttura per la lavorazione del pesce e dell’anguilla, è stato trasformato in un Museo dove si può assistere al processo della marinatura e dove può anche gustare il sapore inconfondibile di questi prodotti, oggi presidio Slow Food.

La Manifattura dei marinati è diventato il Museo dell’Anguilla, suddiviso in tre aree espositive: la Sala dei fuochi, realizzata all’inizio del ‘900, con dodici grandi camini, dove vengono ancora preparate, selezionate, tagliate, cotte e inscatolate le anguille marinate.

L’anguilla di Comacchio, regina della tavolaC’è poi la Calata o Fossa, con l’approdo delle barche al ritorno dalla pesca, piene di anguille e pesci destinati alla marinatura; infine, al suo stato originario, è rimasta anche la Sala degli aceti, con i tini e le botti di varie dimensioni che contengono la concia per la conservazione.

La fabbrica offre ai visitatori non solo un percorso espositivo sull’intero ciclo della lavorazione del pesce, anguille, acciughe e acquadelle, ma anche le operazioni dal vivo, necessarie per la sua marinatura, esattamente come si faceva nei tempi andati

All’interno del Museo si svolgono anche conferenze a tema, degustazioni guidate e proiezioni di filmati d’epoca sulla lavorazione dell’anguilla ed anche diversi registi e sceneggiatori hanno girato scene famose al suo interno durante la cottura dell’anguilla allo spiedo.; vecchie foto incorniciate e appese nel Museo e in ogni ristorante e luogo storico della cittadina ritraggono l’attrice Sofia Loren ne “La donna del fiume” di Mario Soldati, con in mano la scatola di latta dell’anguilla marinata di Comacchio, girato proprio in queste sale e nelle valli.

I numerosi turisti in vacanza sui lidi ferraresi e in visita nella bella cittadina dei Tre ponti ne rimangono entusiasti e spesso tornano ad ottobre quando Comacchio si anima con la Sagra dell’Anguilla, regina indiscussa delle sue Valli.

Pubblicità

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here