E venne il giorno dell’Alto Canavese. La mia visita ha una finalità specifica: conoscere da vicino una realtà vitivinicola giovane, che nel tempo sta crescendo e si sta affermando grazie al coraggio, alla passione e alla volontà di uno dei giovani rampolli di famiglia, Lorenzo Simone. L’azienda è Le Masche ed è situata a Levone, in provincia di Torino.

Azienda agricola Le Masche. Credits Ph. Andrea Di Bella
Azienda agricola Le Masche. Credits Ph. Andrea Di Bella

Le Masche: il nome, la storia

Partiamo subito da un presupposto, dalle intenzioni di Lorenzo: “valorizzare le denominazioni della Doc del Canavese, producendo un vino che possa essere immagine del suo territorio”.

E così, nel 2013, terminati gli studi di Agraria, decide di intraprendere la professione di vignaiolo realizzando la sua cantina. In verità, l’azienda agricola Le Masche nasce nel 2007, ma, in seguito è la passione di Lorenzo che prende il sopravvento e l’azienda acquisisce una propria identità. Ha sottratto al bosco terreni abbandonati, un tempo ricoperti di vigneti, eliminando rovi e sterpaglie, facendo rinascere grappoli profumati.

È Lorenzo che segue i vari processi produttivi, dal vigneto alla bottiglia, con la sua voglia di fare e di realizzare un progetto a cui tiene molto, ancorato al suo territorio. È un legame fortissimo quello che lega il giovane produttore alla sua terra. Amore, passione e un grande entusiasmo animano Lorenzo che ha investito in questa terra difficile, impervia, in questo territorio di collina rubato al bosco dove la fatica e i sacrifici sono amplificati, nel rispetto dell’ambiente e con la finalità di valorizzare questi luoghi tanto affascinanti quanto misteriosi.

 

Le Masche: Filari rubati al bosco. Credits Ph. Andrea Di Bella
Le Masche: Filari rubati al bosco. Credits Ph. Andrea Di Bella

Streghe, incantesimi, stregonerie, tant’è che l’azienda ha preso il nome, Le Masche, (Le Streghe), ispirandosi ad una vicenda realmente accaduta. Torniamo nel 1474, quando a Levone, quattro donne, Antonia, Francesca, Bonaveria e Margarota, furono accusate di stregoneria con ben 55 capi d’accusa; tra questi, i reati di malefìci, stregoneria, incantesimi, eresie, omicidi. Due morirono al rogo, Margarota, prigioniera,  riuscì a fuggire dal carcere del Castello di Rivara. Bonaveria, invece, pare avesse resistito più a lungo alle torture che si protrassero sino al gennaio del 1475; ma finì anch’essa sul rogo.

Una storia atroce, ancora viva, per cui l’azienda ha deciso di  etichettare i propri vini con i nomi delle vittime di quella vicenda, semplicemente per ricordarle.

Ma torniamo ai nostri giorni e alla vivacità di Lorenzo che oggi ha organizzato una mattinata per presentare le nuove annate e, in particolare, per una degustazione guidata del suo Canavese Nebbiolo Doc, Gagliarda.

I vigneti. Credits Ph. Andrea Di Bella
I vigneti. Credits Ph. Andrea Di Bella

I vigneti

Sono 8 gli ettari vitati distribuiti nella zona collinare pedemontana dell’Alto Canavese tra i comuni di Levone e Rivara. Il Nebbiolo è il vitigno più rappresentativo e lo si ritrova nel vigneto “Gaiarda”, esposto a Sud-Est sulla collina di Rivara, caratterizzata da un terreno sabbioso e ghiaioso. Le uve sono qualitativamente sane e giungono ad una perfetta maturazione grazie al clima che su questo versante è ventilato e mite nel corso dell’anno.

Ma in località Vigna Grande e Vigna Veja sono ubicate le vigne storiche, con i vitigni principali, Barbera, Freisa, Uva rara, Neretto, Chatus ed altre varietà autoctone che producono il Canavese Doc.

I vigneti di Barbera, Pinot, Cortese sono situati nel territorio di Levone, sul versante Est del Monte Sepegna rivolti verso la collina di Pescemonte. Sono vigneti scoscesi caratterizzati dalla presenza di rocce di tufo emergenti ai bordi dei vigneti che catturano il calore durante il giorno per rilasciarlo durante la notte.

IL Canavese Nebbiolo Doc “Gaiarda”

Prodotto da uve Nebbiolo 100% provenienti dal vigneto della Gaiarda. Età media del vigneto di 30 anni. È una vendemmia tardiva. Affinamento di 18 mesi in legno e almeno 12 mesi in bottiglia. Colore rosso rubino intenso, dovuto al terreno e al clima. Aromi tipici e naturali del Nebbiolo. Note balsamiche, speziate e tannini morbidi. Temperatura di servizio: 16-18 ̊C.

Sempre piena di fascino la verticale, che, partendo dal 2019 ci fa risalire sino al 2015 e scoprire il potenziale di invecchiamento di questo grande vitigno a bacca nera piemontese.

Le annate più recenti evidenziano una piacevole freschezza, frutta, sensazioni erbacee, un carattere elegante, fine, austero. I toni sono cupi di sottobosco, tabacco fresco. In bocca una struttura tannica piuttosto fitta, un po’ birichina, un po’ diversa dagli altri territori. “Aspettiamo qualche anno e saranno come un assolo di violinoprecisa l’enologo Gianpiero Gerbi – “.

Canavese Nebbiolo Gaiarda Al'è chiel. Credits Ph. Andrea Di Bella
Canavese Nebbiolo Gaiarda Al’è chiel. Credits Ph. Andrea Di Bella

Tra l’altro, proprio qualche giorno fa è uscita la graduatoria del Decanter World Wine Awards 2022 – il concorso enologico più grande e influente del mondo – e il Gaiarda Al’è chiel Nebbiolo 2019 è stato premiato con l’argento e 90 punti! Note di degustazione: “maturo e frutti rossi con molta ricchezza di moka e cioccolato, un tocco di fiori scuri e un po’ di freschezza di miniera e di pineta”. “Un altro bel traguardo per il nostro Alto Canaveseha commentato Lorenzo su Facebook – “.

Le annate più vecchie mostrano una bocca densa, strutturata, sentori balsamici e portano in primo piano i profumi terziari, speziati, tostati. La sensazione tannica risulta vigorosa. Complessivamente, sensazioni molto piacevoli.

Oltre a Lorenzo Simone, hanno partecipato Gianpiero Gerbi, enologo della cantina e  Lorenzo Labriot, guida ambientale escursionistica, Wild Wine Tours. La degustazione è stata guidata a cura di Lorenzo Labriot. Moderatore: Alessandro Felis, agronomo, giornalista e critico enogastronomico.

Da dx: Lorenzo Simone, Alessandro Felis e Gianpiero Gerbi. Credits Ph. Andrea Di Bella
Da dx: Lorenzo Simone, Alessandro Felis e Gianpiero Gerbi. Credits Ph. Andrea Di Bella

Essere viticoltore in Alto Canaveseracconta Lorenzoè affascinante; c’è il richiamo del territorio. Qui si deve puntare ad un’enologia di eccellenza affidandosi al vino che si produce tra queste meravigliose colline di boschi e vigneti, sentieri impervi e dolcezza. Qui mi piace vivere. Voglio puntare sul Nebbiolo. Il 60% del mio vino viene venduto in questa zona. Una terra che ha del potenziale. Agli inizi avevo incontrato delle ostilità, ma oggi la mia caparbietà e la mia testardaggine stanno avendo ragione”.

Le Masche di Levone c’entrano in quest’avventura, stavolta bella! E tutto questo Lorenzo lo sa.

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Le Masche
Via Rivara, 15
Levone (Torino)
Tel: +39 349 0079819
www.lemasche.it – info@lemasche.it

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