Lo Zelten: zia Maria e il sapore di Natale

La mia cara amica Daniela Zanon ha voluto regalarci questo ricordo, assieme ad una deliziosa ricetta, per augurarci buone feste.

Zia Maria, questo dolce, mi rimanda direttamente a lei.
Tutti i Natale, puntuale come la ricorrenza, Zia Maria arrivava a casa mia con Zio Ferdinando.

Io, ancora bambina, li aspettavo. Non erano gli zii che più amavo, però il momento dell’arrivo dello zelten era una specie di rituale, sacro, indimenticabile.

Gli zii erano persone serie, formali, che mi incutevano soggezione. Mi sentivo a disagio quando mi rivolgevano le classiche domande che si fanno ai bambini: come va a scuola? Sei brava? Fai i compiti?

zelten di zia Maria
zelten di zia Maria

Però subivo volentieri quell’imbarazzo in prospettiva di quando avrei mangiato quel dolce, così diverso e unico nel suo genere.

Arrivava tutto avvolto nella pellicola trasparente; sì perché lo zelten si può, si dovrebbe preparare con largo anticipo, conservato al riparo dall’aria (pare che ne giovi il sapore e la fragranza dell’impasto), poi veniva impacchettato come tutti i doni di Natale, con tanto di fiocco.

Già portarlo alla luce da quell’involucro, una seconda natività, prolungava l’attesa, quasi una sofferenza prima di potermi deliziare affondando i denti, con un morso, nella fetta, spesso la sola, che mi spettava. Già, perché lo zelten di Zia Maria purtroppo non piaceva solo a me!

Prima di tutto veniva rigorosamente consumato il giorno di Natale (anche se gli zii erano soliti portarlo in occasione
dell’Immacolata. Che tortura quella presenza così invitante in casa!) quando tutta la famiglia era presente e nessuno sarebbe mancato a quel dolce appuntamento.

Noi eravamo 5 fratelli, più i genitori, per fortuna non ancora fidanzati/fidanzate, mariti o mogli, ma in ogni caso sempre troppi pretendenti e lo zelten era più piccolo rispetto al grande desiderio di poterne mangiare di più e per più volte.

L’aspetto esteriore era già una promessa: sul colore bruno della pasta, soda, risaltava il pallore delle mandorle e dei pinoli che, a seconda dell’estro estemporaneo della Zia, venivano disposti per creare una particolare decorazione in tema natalizio.

L’impasto poi, un mix di frutta secca: fichi, noci, pinoli, uvetta sultanina, mandorle, tagliata tutta a piccoli pezzetti.

Il segreto sta proprio nel riuscire a creare un amalgama perfetta, equilibrata, dove è possibile riconoscere la presenza e il sapore di ciascun ingrediente senza tuttavia che l’uno prevalga sull’altro; senza poter dire: “Ecco, ora sto mangiando un pezzo di fico o di noce”.

zelten
zelten

No, ci sono entrambi, ma in maniera sfuggente al palato che non ha il tempo, la percezione reale di quale ingrediente è in quel preciso momento a contatto con le papille gustative.

E poi, tocco finale, il pezzo di cioccolato fondente. Quello sì immediatamente riconoscibile, sfacciatamente sovrastante sulla frutta secca ma, siccome capita ogni tanto di trovarlo, non invasivo ma coinvolgente, compattante.

Non te lo aspetti, ma sai che c’è, e quando lo trovi, ti capita di sentirlo crocchiare sotto i denti, allora è un tripudio!

Oggi lo zelten lo preparo io, seguendo scrupolosamente la ricetta, scritta di pugno da Zia Maria però, anche se finalmente posso mangiarne quando e quanto ne voglio, non ha lo stesso sapore di Natale di quello di Zia Maria.

Ecco la ricetta

  • Scioglere a bagnomaria 100 g di burro nello stesso recipiente dove si prepara la pasta.
  • Sbatterlo bene con 150 g di zucchero,  4 uova, 1/8 di latte (equivale a un bicchiere) un pizzico di sale, 300 g di farina ben setacciata e 2 bustine di lievito.
  • Mescolare tutto per un quarto d’ora da una sola parte.
  • Aggiungere alla pasta 150 g di noci sgusciate e tritate grossolanamente, 250 g di fichi secchi anch’essi tagliati a piccoli pezzi, 50 g di pinoli, 50 g di uva sultanina rinvenuta nell’acqua calda e, facoltativo, 50 g di cioccolato fondente spezzettato.
  • Mescolare bene e versare nella tortiera unta e infarinata.
  • Guarnire con gherigli di noci, mandorle dimezzate e pinoli
  • Mettere in forno a 170° per circa 45 minuti, poi, se necessario, per altri 10 minuti a 180°.

 

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