Il Passito di Pantelleria e la Malvasia delle Lipari: vi porto su due isole meravigliose per “assaggiare” due tra i più prestigiosi nettari del nostro Paese.

La grande solarità della Sicilia favorisce, infatti, la concentrazione di zuccheri e di aromi nelle uve, materia prima ideale per vinificare il “nettare degli Dei“.

Caratteristica ancora più accentuata nelle isole minori, Eolie e Pantelleria, maggiormente sottoposte all’azione dei venti e della salsedine, che permettono di limitare o di non utilizzare agenti chimici, consentendo di produrre, rispettando i cicli della natura.

Vigneti e terrazzamenti a Pantelleria. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Vigneti e terrazzamenti a Pantelleria. Credits: Ph. Andrea Di Bella

Passito di Pantelleria e Malvasia delle Lipari trasudano di fascino e si caratterizzano per il delicato ma deciso profumo mielato, agrumi canditi, albicocca, uva passa, confettura.

Caldi al gusto, dolci ma armonici, assai suadenti e persistenti, si abbinano mirabilmente ai dolci tipici siciliani a base di pasta di mandorle o ricchi di creme come la cassata, ma anche al cioccolato e ai formaggi erborinati. Il Passito di Pantelleria fa coppia persino con i sigari.

La caratteristica di questi gioielli siciliani, vera armonia di aromi e sapori di straordinaria persistenza in bocca, sta nella bassissima resa per ettaro, il che porta ad una produzione limitata.

La resa per il Passito è di 30 quintali per ettaro, un valore che significa qualità eccelsa.

L’appassimento delle uve avviene su graticci di canne (cannizzi o stinnituri) sotto il sole cocente, ma sempre pronti a stendere tendoni in caso di pioggia, rigirando più volte i grappoli dorati con cura meticolosa.

Appassimento delle uve. Credits: Ph. www.fenech.it
Appassimento delle uve. Credits: Ph. www.fenech.it

Se si pensa, poi, che dalle uve appassite gli acini sono spesso tolti a mano, si può immaginare di quanto tempo necessiti a un quintale di uva per dare il vino.

Come prima tappa del nostro viaggio tra le suggestive e fertili isole della Sicilia, partiamo dalla più lontana, dispersa nel mare tra Sicilia e Tunisia: Pantelleria, ”Bent el-rhia”, “Figlia del Vento”, nome datole dagli Arabi.

Alle coste aspre e selvagge si contrappone un interno verde e coltivato a terrazze, dove le viti, allevate ad alberello, sono piantate in piccole conche, per difenderle dal vento e trattenere l’acqua quando arriva la pioggia.

Viti e muri a secco a Pantelleria. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Viti e muri a secco a Pantelleria. Credits: Ph. Andrea Di Bella

Pratica agricola che l’UNESCO ha decretato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità (2014) assieme a “L’arte tradizionale dei muretti a secco” (2018).

Una pratica tramandata da antiche generazioni di contadini dell’isola. Una coltivazione in condizioni climatiche difficili, orgoglio, però, di tutti gli abitanti dell’isola, che si identificano con questo rituale di produzione.

I filari di uva Zibibbo (Moscato di Alessandria), con cui è prodotto il “Passito di Pantelleria”, sono ovunque, sull’isola. Le viti, infatti, ricoprono il 70% del terreno coltivabile. Ad accogliere le loro radici è la terra vulcanica, fertilissima, che trasmette, a sua volta, vigore e profumi, ma anche tanta dolcezza ai grappoli.

Cantina Donnafugata a Pantelleria. Credits: Ph. Anna Pakula
Cantina Donnafugata a Pantelleria. Credits: Ph. Anna Pakula

A Pantelleria, non c’è contadino che non possieda qualche filare di vite, che non faccia per sé un po’ di Passito o Moscato. E, se si vuole la qualità eccelsa, più profumo e più corpo ed aromi intensi e delicati, bisogna pulire a mano gli acini appassiti, per togliere ogni frammento di legno del grappolo. È un lavoro enorme.

Si produce Passito con tanto sole e vento di scirocco che rende più facile l’essiccazione dell’uva; si produce Moscato, se la pioggia bagna le uve in vigna e durante l’appassimento.

È un Passito espressione del territorio: ogni goccia ha dentro il profumo e i sapori dell’isola, che sono tanti e preziosi.

Vigneti di Malvasia a Salina. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Vigneti di Malvasia a Salina. Credits: Ph. Andrea Di Bella

Dalle rocce nere di Pantelleria ci trasferiamo alle Isole Eolie e precisamente tra i vigneti di Salina: qui si produce la Malvasia delle Lipari, dai vigneti che guardano il mare.

Qui, come a Pantelleria, la produzione della Malvasia si intreccia strettamente con quella dei capperi. Pochi ettari arrampicati su pendii strappati alla vegetazione endemica per produrre questa “dolcezza selvatica”  che tutto il mondo ci invidia.

Grazie al terreno arido e vulcanico e alla vicinanza del mare, il vino  assume quei sentori e aromi che lo rendono inconfondibile e irriproducibile.

Si accompagna bene a dolci speziati e di frutta secca, gelati e creme ricche, ma è, soprattutto, un vino da meditazione da sorseggiare appena rinfrescato (8-10 gradi), per riempire il palato dei suoi intensi aromi mediterranei.

Malvasia delle Lipari e cannolo siciliano. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Malvasia delle Lipari e cannolo siciliano. Credits: Ph. Andrea Di Bella

È uno dei vini più antichi della Sicilia. Diodoro Siculo, nel I secolo a.C., lo descrive introdotto dai Greci, anche se le origini della viticoltura nelle Eolie sono ben più remote, come attestano reperti archeologici del IV Secolo a.C..

Fu vino regale in tutta Europa fino a inizio Novecento, quando, la fillossera, le eruzioni degli anni ’30, ma anche l’emigrazione e le guerre provocarono il progressivo abbandono della coltivazione della vite. Prodotto con uve Malvasia (95%) e uve Corinto Nero (5%), responsabile del colore ambrato tipico di questo nettare.

Deve la sua rinascita a Carlo Hauner, designer milanese, che si innamorò di quell’angolo di Sicilia negli anni Settanta, ripristinando antichi terrazzamenti, facendoli rivivere come vigneti di Malvasia. Rilanciò, così, una gemma preziosa, rara e destinata solo ai palati più raffinati, il “nettare degli Dei”.

Non so voi, ma, in questo momento, sono stato assalito da una voglia esagerata di una cassatina siciliana, mi accontenterei anche di un cannolo alla crema: importante che alle labbra arrivi però … un bicchierino di quel dolce nettare dorato, il Passito.

In attesa del tempo del ritorno tra questi profumi, auguro a tutti voi di “assaggiare”, quanto prima, questi luoghi baciati da Bacco e, soprattutto, da Venere, Dea della Bellezza. E da queste parti, devo dire, ce n’è tanta.

Andate quando i colori delle viti tendono a diventare aranciati, quando il sole che fa appassire l’uva è ancora forte sui graticci, quando quei frutti saporiti e profumati stanno per diventare divini.

Quando la pura luce del tramonto su quel mare cristallino illumina i vostri occhi ed entra tra le labbra a fare compagnia a quel sorso miracoloso venuto dal cielo.

Vigne che guardano il mare a Salina. Credits: Ph. Andrea Di Bella
Vigne che guardano il mare a Salina. Credits: Ph. Andrea Di Bella

AZIENDE E CANTINE
A Salina

Azienda agricola biologica Caravaglio Antonino www.caravaglio.it

Azienda Agricola Fenech Francesco www.fenech.it

Azienda Agricola Hauner Carlo www.hauner.it

A Pantelleria

Cantina Basile www.cantinabasile.it

Marco De Bartoli www.marcodebartoli.com

Donnafugata www.donnafugata.it

Salvatore Ferrandes www.passitodipantelleriaferrandes.com

Salvatore Murana www.vinimurana.it

Malvasia delle Lipari. Credits: Ph. www.hauner.it
Malvasia delle Lipari. Credits: Ph. www.hauner.it
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