Il Presidente dell’ONAF consegna al Sindaco di Roccaverano il riconoscimento di “Città del Formaggio 2022”. Premiata la doppia anima di territorio e di prodotto caseario, in un solo nome. “Protagonisti sono i produttori che hanno saputo interpretare il Disciplinare. Continueremo a lavorare insieme”, afferma il Sindaco.

La firma del Presidente dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi), Pier Carlo Adami, su un Diploma, attesta che dal 12 maggio Roccaverano è “Città del Formaggio 2022”. Il Diploma è stato consegnato nelle mani del Sindaco, Fabio Vergellato, in una cerimonia molto partecipata che si è svolta nel Palazzo Comunale. Roccaverano si aggiunge così alla 14 altre Città del formaggio nazionali.

"Roccaverano Città del formaggio 2022". Credits Ph. Andrea Di Bella
“Roccaverano Città del formaggio 2022”. Credits Ph. Andrea Di Bella

Il cartello che verrà collocato all’ingresso della Città e duplicato sul muro della Scuola, vetrina dedicata alla Roccaverano Dop, in una delle più suggestive piazze del Piemonte e cuore del paese.

Sono orgoglioso di questo riconoscimento – ha sottolineato il Sindaco -; per la nostra comunità oggi è un giorno importante. La Robiola di Roccaverano ha assunto posizioni rilevanti nel panorama caseario nazionale in questi anni: questo è frutto di un percorso importante e significativo. Protagonisti sicuramente sono i produttori e noi continueremo a lavorare insieme. La Robiola sarà al centro delle nostre manifestazioni. Questo premio è un traguardo intermedio, non un punto d’arrivo”.

Il riconoscimento prestigioso accredita infatti Roccaverano (in provincia di Asti) come territorio profondamente legato al suo prodotto caseario principe, la Robiola, celebrato dalla Scuola e dalle numerose iniziative portate avanti dal Consorzio. Eventi che quest’anno si arricchiscono della presenza ONAF che organizzerà alcune degustazioni.

E a proposito di ONAF, il Presidente Adami ha sottolineato la fama che la Robiola si è creata a livello internazionale: “Quando andiamo in giro per il nostro lavoro, mi accorgo che sulla Robiola di Roccaverano sanno tutto, è un formaggio molto conosciuto. Il formaggio porta il nome della città e questo è un punto a suo favore”.

La degustazione

Nel corso della presentazione di oggi, è stata lanciata una degustazione particolare, guidata da Maestri Assaggiatori dell’ONAF della Delegazione di Asti. Si sottolinea che non è una degustazione tecnica.

Forme di Robiole di Roccaverano. Credits Ph. Andrea Di Bella
Forme di Robiole di Roccaverano. Credits Ph. Andrea Di Bella

Tre assaggi di Robiola di tre stagionature differenti:

  • un primo assaggio di Robiola fresca di una settimana: si sente una leggera acidità che dà brio in bocca; è morbida e tenera. Si presta ad un abbinamento con una Barbera del Monferrato
  • un secondo assaggio, stagionata 2 settimane: a pasta leggermente fiorita, presenta già una “buccia” sottile. Rappresenta al 100%  le caratteristiche tradizionali della Robiola di Roccaverano. In bocca è saporita, grassa, cremosa. Presenta una persistenza di gusto di latte e un retrogusto di nocciola. Si “sente” la capra, con note di burro. Periodo di stagionatura ottimale per degustarla al meglio. Si presta in abbinamento con una Barbera d’Asti e, perché no, anche con una Grappa all’Arneis (suggerimento suggestivo del Maestro Assaggiatore n.d.r.)
  • un terzo assaggio, stagionata 4 mesi: di difficile reperimento, è una chicca, perché esce dalle caratteristiche tradizionali. Presenta una crosta all’esterno e un “sottocrosta” all’interno di un millimetro circa (più è spesso e più è intenso nel colore più il formaggio è stato conservato nel tempo). Ha un sapore salato, tende al dolce ma in bocca si ritrova anche un amarognolo mandorlato, sinonimo di genuinità e di qualità. In fondo ha una nota piccante medio-alta. Presenta un’”ossidazione dei grassi” (sensazione di insaccato) e persistenza.

Un accorgimento importante è partire, con l’assaggio, dal cuore del formaggio andando via via verso la crosta: così aumentano l’intensità olfattiva e l’intensità gustativa.

Durante la degustazione mi ritrovo accanto al professor Armando Gambera, Coordinatore Nazionale Commissione Tecnico Scientifica e docente ONAF: un privilegio per me, per gli approfondimenti tecnici che mi ha suggerito durante gli assaggi.

Roccaverano: I Maestri Assaggiatori ONAF . Credits Ph. Andrea Di Bella
Roccaverano: I Maestri Assaggiatori ONAF . Credits Ph. Andrea Di Bella

La degustazione ci restituisce un principio significativo: la Robiola di Roccaverano Dop non è solo un formaggio fresco, a pasta cruda, ma può essere anche stagionato, esprimendo sensazioni aromatiche e di sapore, intensità, che possono arrivare fino al piccante, in base all’affinatura. Robiola, Regina di tante ricette, ideate anche da chef stellati che hanno portato la Dop nel mondo.

«Accanto a noi sono premiati nomi blasonati, come l’Asiago o le mozzarelle di Gioia del Colle – spiega il presidente del Consorzio, Fabrizio Garbarino –. Far parte di questa rete di eccellenze ci onora e conferma il nostro posizionamento come prodotto di qualità e come territorio di interesse turistico, un binomio nel quale crediamo profondamente, così come crediamo nel valore della rete ONAF».

Le iniziative

Non a caso, infatti, Roccaverano intende organizzare un percorso alla scoperta delle eccellenze casearie provenienti dalle altre 14 “Città del Formaggio” d’Italia raddoppiando il suo appuntamento di maggior richiamo: la storica “Fiera Carrettesca ai sapori di Robiola di Roccaverano”, che da 21 anni riunisce tutti i produttori del Roccaverano Dop nel suggestivo Parco del Castello, ai piedi della Torre Medievale.

Programmata nell’ultima domenica di giugno, il 26, sabato 25 la Carrettesca sarà anticipata da un incontro con tutte le città del formaggio ONAF d’Italia, per ognuna delle quali, in collaborazione con la Delegazione ONAF di Asti, si intende mettere a disposizione uno stand in cui un Maestro Assaggiatore potrà far degustare e raccontare il prodotto che più rappresenta ogni Comune.

A questo si aggiunge il calendario di “Aziende aperte” da giugno a settembre, che consentirà al pubblico di entrare nelle “case” della Dop, scoprire come nasce e come viene lavorata.

Roccaverano: paesaggio. Credits Ph. Andrea Di Bella
Roccaverano: paesaggio. Credits Ph. Andrea Di Bella

Il riconoscimento ONAF

Fondamentale il legame inscindibile con il prodotto caseario principe del territorio: la Robiola di Roccaverano Dop. Si può notare la presenza sul territorio comunale di 10 aziende casearie. Nel 2019 è stata aperta la Scuola della Roccaverano: all’interno di un’aula della vecchia scuola elementare c’è il primo showroom dedicato al celebre formaggio Dop. Numerose sono le iniziative in cui la Robiola di Roccaverano è protagonista, come ad esempio la Fiera Carrettesca che si svolge tutti gli anni durante l’ultimo weekend di giugno.

Le altre “Città del formaggio” d’Italia

  1. Agerola (Napoli, Campania)
  2. Asiago (Provincia di Vicenza, Veneto)
  3. Bergamo (Lombardia)
  4. Bracciano (Provincia di Roma, Lazio)
  5. Borgo Valbelluna (Provincia di Belluno, Veneto)
  6. Capaccio Paestum (Provincia di Salerno, Campania)
  7. Enna (Sicilia)
  8. Forlimpopoli (provincia di Forlì-Cesena, Emilia-Romagna)
  9. Gioia del Colle (Bari, Puglia)
  10. Melle (Provincia di Cuneo, Piemonte)
  11. Novara di Sicilia (Provincia di Messina, Sicilia)
  12. Pandino (Provincia di Cremona, Lombardia)
  13. Perosa Argentina (Torino, Piemonte)
  14. Santo Stefano Quisquina (Provincia di Agrigento, Sicilia)

Qui, su queste alture, vivono donne e uomini speciali, protagonisti di quel mondo contadino descritto ne “La Malora” da Beppe Fenoglio; si prodigano, con tanta fatica e infinita passione, nella produzione di questo formaggio. Da oggi un doveroso riconoscimento li premia tutti. Grazie.

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