Santa Maria della Pietà Tre padiglioni del Santa Maria della Pietà a Roma saranno restaurati e dedicati alle “Food policy”, alla vocazione del cibo e al rapporto tra ambiente e agricoltura.

Ospiteranno laboratori di ricerca, luoghi per start up, aule per il trasferimento tecnologico e una parte dedicata ad un nuovo tipo di musealizzazione dinamica e interattiva.

Santa Maria della Pietà Sarà una sorta di un piccola Expo sul food permanente a Roma; “le Food policy sono importanti per Roma, le riteniamo un asset stretegico di sviluppo urbano per il futuro – spiega l’assessore comunale Montuori – così, scartata l’idea di portare un’università nel complesso, abbiamo deciso di puntare sulle start up e su istituti che vogliano fare ricerca, anche temporanea, su questi argomenti. Magari incrociando le imprese, la ricerca, il pubblico e il turismo, visto che, tra l’altro, il Santa Maria della Pietà si trova sulla via Francigena in un’area verde molto importante vicina ad agriturismi, a due passi da un’altra zona della Città Metropolitana dove stanno per nascere dei grandi orti urbani“.
Al Santa Maria della Pietà c’è una parte culturale-turistica che non può che partire dalla bellezza dei padiglioni e dai giardini che sono un capolavoro di architettura.

Santa Maria della Pietà C’è poi la vocazione legata al benessere e ai servizi pubblici, e quindi ecco i servizi socio-sanitari e di prossimità, che resteranno, e gli uffici del Municipio, senza scordare che su alcune aree limitrofe al Santa Maria ci sono una fascia di verde e servizi sportivi che stiamo recuperando. Ed infine ecco la vocazione legata al cibo e al rapporto tra ambiente e agricoltura.

Il tema delle food policy sta emergendo da più parti; per Roma si tratta di un settore importante nel momento in cui la città deve offrire delle idee al recovery fund e alla pianificazione strategica. Il rapporto tra città e cibo è uno strumento di sviluppo per Roma anche grazie al fatto che la Capitale è uno dei Comuni agricoli tra i più grandi d’Europa.

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