Con la recente approvazione nella Commissione agricoltura del Senato del primo disegno di legge per regolamentare il settore, sono emerse nuove prospettive per gli 80mila operatori della filiera nazionale, che può contare su due milioni di ettari coltivati a biologico, pari al 15% della superficie agricola italiana, per un valore al consumo stimato in oltre 3,3 miliardi.

Fra le introduzioni principali i “Biodistretti”, realtà già presenti in Italia da una decina d’anni, con numerose esperienze nate dal basso e riconosciute a vario titolo dagli enti locali; si tratta di aree agricole organizzate nelle bioproduzioni, con una filiera inclusiva non solo di agricoltori e cittadini-consumatori, ma anche delle Pubbliche Amministrazioni, di associazioni del territorio e persino di operatori turistici.

Gli strumenti per lo sviluppo sostenibile

Se ne è discusso in occasione della Giornata mondiale della Terra, il 22 aprile, con il Circular Talk promosso da Alce Nero in sinergia con la campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, sul tema “Sviluppo sostenibile, l’Italia dei bio-distretti. Sfide e prospettive del post-pandemia, in attesa che l’agricoltura biologica diventi legge”; l’obbiettivo è proprio quello di stimolare la diffusione dei Bio-distretti, fornendo supporto e strumenti per stimolarne lo sviluppo.

L’incontro in streaming ha visto protagonisti, coordinati dall’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore Last Minute Market e campagna Spreco Zero, Benedetto Fracchiolla, Olivicoltore e presidente Bio-distretto delle Lame, l’esperto Cesare Zanasi professore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, Marco Santori, consigliere di Amatrice Terra Viva e consigliere tecnico di Alce Nero e Tommaso Perrone, giornalista e Direttore di LifeGate.

Un focus dedicato alla ricostruzione

Il Bio-distretto delle Lame è stato inserito fra i sette diversi Distretti del Cibo riconosciuti dalla regione, che include per ora i soli comuni di Ruvo di Puglia e Bitonto, pur progettando di potersi estendere dalla Murgia al mare, seguendo il corso delle “Lame” e includendo quindi anche i comuni di Corato, Terlizzi, Bisceglie, Molfetta e Giovinazzo, nel segno della diffusione di un modello partecipativo dal basso, attento allo sviluppo sostenibile e alla vocazione del territorio; il progetto è coordinato dal consigliere Antonio Stragapede, che ha la delega allo Sviluppo economico della Città Metropolitana, in collaborazione con Aiab Puglia.

“Questa è un’occasione imperdibile – spiega Stragapede – per creare sinergie e una stretta integrazione delle politiche ‘trasversali’ per la ricerca, l’innovazione, l’internazionalizzazione e la sensibilizzazione sul cibo di qualità e a chilometro zero. Un circuito virtuoso porterà a nuove opportunità di lavoro: gli agricoltori locali saranno i fornitori principali di mense scolastiche, ospedaliere e ristoranti bio. Il nostro obiettivo comune – aggiunge – è lo sviluppo del territorio attraverso la promozione di agricoltura sociale, mercatini urbani biologici, turismo esperienziale, insomma produrre cibo sano per generazioni future sane”.

“Il biodistretto – aggiunge Patrizia Masiello, presidente di Aiab Puglia – è un’area vocata al biologico in cui produttori, consumatori e istituzioni stringono un patto per lo sviluppo del territorio. In Italia abbiamo una ventina di biodistretti, dalla Lombardia alla Calabria, dal Piemonte alla Basilicata: sono anche luoghi di sperimentazione per arrivare a sistemi di certificazione più snelli e modelli di produzione ecosostenibili”.

Fra i temi affrontati anche il Bio-distretto Amatrice Terra Viva, una filiera agricola con terre seminate in biologico che valorizza la vocazione cerealicola di grano tenero e farro della regione Lazio, e quindi la tradizione gastronomica del comprensorio di Amatrice; un progetto che può essere risposta concreta all’esigenza di rinascita del territorio, colpito dalla sequenza sismica dell’agosto 2016.

«Da 25 anni produco biologico – spiega il presidente dell’associazione Terra Viva Adelio Di Marco – ma grazie alla rete Amatrice Terra Viva, ora coltiviamo 70/80 ettari dedicati ai grani antichi come il grano solina, ma anche patate, lenticchie e fagioli».

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