Vico Equense sorge su un blocco tufaceo e calcareo a 90 slm che si affaccia sul mar Tirreno, estendendosi fino alla cima del monte Sant’Angelo, la più alta dell’intera catena dei monti Lattari. Per un breve tratto la città è bagnata anche dalle acque del golfo di Salerno, in prossimità dell’arcipelago de Li Galli.

Con più di ventuno mila abitanti, Vico Equense è il più vasto comune della penisola sorrentina, nonché l’ottavo dell’intera provincia.

La città gode sia dei benefici del mare che della montagna e offre uno dei panorami più suggestivi del golfo di Napoli.

Una storia molto antica

Le prime testimonianze di vita nell’area del comune di Vico Equense si hanno addirittura nel VII secolo a.C., mentre la prima citazione scritta riguardante il territorio risale al I secolo, quando Silio Italico, nel poema Punica, cita un guerriero di nome Murrano.

Con l’arrivo degli Aragonesi e poi degli Angioini, il vecchio paese sul pianoro vive un periodo prospero dopo essere divenuto oggetto di razzie da parte dei pirati: vennero così costruite le mura difensive, al cui interno fu poi edificata la cattedrale in stile gotico barocco e il castello.

Il castello Giusso

Il castello Giusso è stata una struttura militare e residenziale di Vico Equense: costruito alla fine del XIII secolo, nel corso degli anni ha subito notevoli mutamenti che ne hanno alterato l’aspetto originario. Così chiamato in onore di uno dei suoi proprietari, oggi viene utilizzato per cerimonie, meeting ed esposizioni d’arte.

Per duemila anni gli abitanti furono collegati alla città di Napoli solo attraverso il mare e proprio in questa fase si notò una fiorente vocazione turistica, soprattutto durante il periodo estivo, sia come luogo balneare che termale, grazie al complesso dello Scrajo.

Con il passare degli anni intorno al centro si è verificata una sorprendente estensione urbanistica; venne infatti aperta la strada che collegava Castellammare di Stabia con Sorrento.

Nel 1906 l’isolamento terminò definitivamente con l’apertura della linea tranviaria, sostituita poi da quella ferrovia che collega la costiera sorrentina a Napoli.

Il grande evento del giorno dell’Epifania

Ciò che inoltre caratterizza questa fiorente cittadina da oltre un secolo è un evento molto particolare: un corteo dove si uniscono religione e folklore che si rinnova dal 1909 ogni 6 gennaio, giorno dell’Epifania, che ha acquisito visibilità nazionale e poi mondiale grazie a padre Francesco Savarese.

Il presepe itinerante è diventato un vanto per Vico Equense, tramandandolo di generazione in generazione per coinvolgere chiunque al fine di promuovere il rispetto per la diversità culturale e la creatività.

Nel corso del 2020, la sfilata delle “Pacchianelle”, in collaborazione con l’associazione “Amici delle Pacchianelle” e il patrocinio del Comune di Vico Equense e dell’Azienda di Turismo, è stata inserita nell’elenco del patrimonio culturale immateriale della Regione Campania.

Alla rievocazione storica partecipano oltre 300 figuranti in abiti ispirati al presepe napoletano del settecento, portando in dono a Gesù Bambino cesti pieni di prodotti della terra, tra cui vino, taralli, castagne di Monte Faito, pane e le immancabili specialità quali il Provolone del Monaco DOP e il liquore al finocchietto.

La tradizionale sfilata ebbe inizio durante i primi anni del Novecento non fermandosi neanche nel corso dei due grandi conflitti mondiali e dopo il terremoto del 1980.

Da allora si ripete senza sosta in onore di una memoria del passato, richiamando visitatori e turisti da tutta Italia, chiudendo le festività natalizie.

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