Da venerdì 6 agosto fino a sabato 11 settembre 2021, Scabec, società della Regione Campania nata per la valorizzazione del patrimonio culturale regionale, nell’ambito di Campania By Night, ha pianificato e concluso con successo visite guidate notturne presso il Parco Archeologico di Pompei dal tema “Domina. Donne all’ombra del Vesuvio”, con percorsi dedicati alla figura della donna nella società romana.

Otto serate per raccontare la poliedrica e controversa condizione femminile percorrendo le strade di Pompei, un viaggio nella vita femminile di duemila anni fa per scoprirne la realtà ed il mito; donne di potere o schiave, sottomesse o privilegiate e facoltose, coraggiose imprenditrici o impegnate nella cura della domus, madri di imperatori, erudite poetesse o custodi dei culti.

Le luci nel buio tratteggiano i lineamenti di figure affascinanti, dalla sacerdotessa di Venere Eumachia, dell’omonimo edificio sul Foro, alle molte donne alle quali si sono ispirati pittori, poeti e scrittori.

I volti e le storie

Il Portico della Concordia Augusta, un edificio pubblico definito dagli studiosi il primo “Centro Commerciale” dell’epoca antica, il più imponente del lato orientale del Foro, fu fatto erigere da Eumachia, donna appartenente ad una ricchissima famiglia pompeiana che aveva fatto la sua fortuna grazie alla vendita e produzione di vino, vissuta durante la prima metà del I secolo.

Alla morte prematura del marito, ella aveva ereditato la sua attività commerciale e, tra le ipotesi più accreditate, vi è quella che l’utilizzo del cosiddetto Edificio di Eumachia, fosse dedicato esclusivamente all’importante mercato della lana per le note capacità imprenditoriali della sacerdotessa.

Nei luoghi dell’antica città romana

Si ripercorre inoltre la storia di Giulia Felice, imprenditrice con un gran fiuto per gli affari, discendente dai Julii, liberti della nobile gens Julia; la sua casa venne duramente colpita dal terremoto del 62 d.C. e così ebbe l’idea di convertirne una parte in appartamenti, bagni pubblici, negozi e taverne da affittare per un massimo di cinque anni a persone rispettabili.

Con questo stratagemma fu capace di accrescere la propria fortuna e il suo nome divenne molto influente a Pompei, dando inoltre la possibilità di usufruire delle sue terme private in attesa della fine dei restauri di quelle al Foro, investendo in un vero e proprio “Bed&Breakfast” di epoca romana.

Il Lupanare di Pompei, invece, rappresentava una delle mete irrinunciabili per moltissimi visitatori, portando innumerevoli guadagni alla fiorente città; le donne venivano chiamate lupe perché attiravano le attenzioni degli uomini ululando come lupi e, dato che nel Lazio antico si venerava la dea Lupa, presso il suo tempio, le sacerdotesse praticavano la prostituzione sacra, finanziandolo, concedendosi a pagamento ai fedeli.

Sia donne che uomini, inoltre, si prostituivano poiché era considerata un’attività commerciale consentita e molti potevano gestire in maniera autonoma la loro professione; di alcune prostitute di alto bordo si sa che avessero accumulato un grande capitale e, colte e raffinate, si rivolgevano ad un pubblico esclusivamente danaroso.

Una straordinaria ripresa turistica 

Molte altre erano le occupazioni, a Pompei infatti le donne erano nutrici, lavandaie, danzatrici e sarte, si occupavano della produzione di profumi, delle coltivazioni di fiori e di aglio.

Pur dipendendo giuridicamente da un uomo, marito o padre che fosse, la donna pompeiana appare più autodeterminata di quanto potessimo aspettarci e rivivere i miti e le storie con passeggiate notturne presso gli scavi archeologici, ha rappresentato una straordinaria ripresa turistica di questa stagione estiva.

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