Intervista a Silvana Borghese, fondatrice della Onlus “Associazione Natura Cascina Bellezza” che gestisce Cascina Lai, oasi naturalistica e fattoria didattica alle porte di Torino. Storie anche sorprendenti

Mi trovo in un luogo molto suggestivo del paesaggio rurale tra Poirino, Santena e Villastellone, alle porte di Torino. Qui si trova Cascina Lai, un’oasi naturalistica e fattoria didattica, gestita in collaborazione con l’Associazione Natura Cascina Bellezza Onlus.

Incontro Silvana Borghese, componente del direttivo dell’associazione e artefice della conduzione di Cascina Lai.

Silvana Borghese e le capre di Roccaverano. Credits Andrea Di Bella
Silvana Borghese e le capre di Roccaverano. Credits Andrea Di Bella

Qui la Natura è padrona del territorio: gli animali sono a portata di mano, sono liberamente lasciati nei loro spazi molto ampi, custoditi e amati da Silvana Borghese. Animali domestici e selvatici convivono con l’uomo serenamente. L’oasi è nata a seguito di un progetto della Regione Piemonte per la salvaguardia del “Pelobate fosco, un anfibio a rischio estinzione, che vive e si riproduce nelle zone umide. Dopo aver fatto un giro nell’oasi e fotografando ad ogni passo, scambio qualche opinione con Silvana.

Silvana, definisci questo luogo, Cascina Lai

“Innanzitutto diciamo che siamo su tre comuni, Santena, Poirino, Villastellone. Questa è  Cascina e Fattoria didattica. Si chiama “Un passo indietro”, perché tutti noi stiamo andando troppo avanti, dobbiamo riflettere, quindi dobbiamo fermarci. Abbiamo complessivamente 22 ettari e 7 li abbiamo riservati alla Natura selvaggia, il resto sono Fattoria didattica e terreni coltivati, piccoli frutti da dare agli animali. È un Sito di Importanza Comunitaria, un’area protetta, che la Regione Piemonte ha individuato per proteggere il Pelobate Fosco, uno degli Anfibi italiani più rari, in via di estinzione,  per me bellissimo, molto piccolo, 5 o 6 cm di lunghezza, che vive in zone paludose. Nella Pianura Padana abbiamo solo più 4 siti, tutti in Piemonte, dove viene tutelato: Cascina Lai, con 500 esemplari, Cascina Bellezza qui vicina con poche decine di individui, il Parco del Ticino e nelle campagne di Ivrea”.

Cascina Lai è un Centro Studi per la Biodiversità, cosa significa?

“Vuol dire che noi diamo spazio a tutti gli animali. Se sono qui saranno protetti. Qui possono venire tutti, visitatori, fotografi, studiosi, ricercatori. Nel concetto di Biodiversità c’è anche l’uomo. Noi cerchiamo di fare capire a quest’uomo cos’è la biodiversità. Siamo una Onlus, Associazione Natura Cascina Bellezza: nasciamo per questo territorio,  per difenderlo, siamo piccoli, non possiamo fare grandi battaglie; ma desideriamo che tanti possano fare come noi e tutto questo diventi patrimonio del futuro per tutti. Cascina Lai è un trust, vuol dire che i successori sono obbligati a perseguire lo stesso scopo iniziale”.

Le oche a dialogo in fattoria. Credits Andrea Di Bella
Le oche a dialogo in fattoria. Credits Andrea Di Bella

Da quale “musica” sei attorniata tutti i giorni?

“Qui ascolto il silenzio della notte, le gocce di pioggia, quando piove,  sento la voce degli animali che mi chiamano ciascuno alla propria ora, si perché la gallina quando va a dormire ti chiama, il gallo quando si svegli ti chiama… ognuno ha la sua ora. È come avere più orologi e ciascuno ti “sveglia” ad un’ora diversa. Ma non solo gli animali, anche gli uccellini, di specie diversa, si fanno sentire in momenti diversi della giornata e poi le piante, le fioriture ti avvisano che è il tempo di…”.

“Non solo suoni, richiami e canti, anche visioni… così ti rendi conto del passare di una giornata.. di quanto sia breve un giorno! E quando al mattino hai accudito i primi animali domestici hai voglia di andare nell’Oasi naturalistica per vedere come sta la Natura selvaggia”.

“Tu, al mattino, quando ti svegli, sai già che ti devi alzare, che c’è qualcuno che ti sta “aspettando”… non puoi pensare di  ritardare e ti giri dall’altra parte, perché per qualcuno di loro mezz’ora potrebbe essere fatale… magari sta soffrendo, oppure ci potrebbe essere stata una predazione; allora tu scendi giù dal letto, senti che loro ti chiamano, ti alzi volentieri, mai di cattivo umore. Se tra di noi, a volte, c’è qualcuno di cattivo umore, io prendo qualche foglia di alloro e la metto sulla stufa a legna fa si che si sprigioni un olio che si diffonde e allontana i cattivi pensieri e diventa un anti stress”.

Attorno a noi, in tutto questo spazio, quanti animali ci sono?

“Parliamo degli animali domestici, perché se a questi si devono aggiungere i selvatici allora il conto diventa complicato. Bene qui convivono capre, asini, oche, anatre e galline, uccelli, cani, il gatto, il pony. Stanno tutti intorno a me e ci vogliamo bene”.

Questo, Silvana, è un punto di passaggio delle migrazioni?

“Parliamo di selvatico, allora. Questo lo trovi nell’Oasi naturalistica, perché al mattino molto presto, ad esempio, quando appare la prima luce, abbandonano l’area cinque caprioli… e già quello ti dà il sorriso del giorno. Poi comincia ad albeggiare e senti gli uccelli, poi ti fermi, a bordo di un laghetto, a guardare che “ovature” ci sono, sono già arrivati gli anfibi? Hanno già deposto? Da noi c’è anche un barbagianni, allevato in cattività, poi assisti al volo dei falchi che passano in cielo. Devi avere tanta calma se vuoi stare con loro e occhio. Anch’essi si fanno voler bene”.

“Se è sera, ti trovi ai bordi del bosco e ti fermi al laghetto, allora ti accorgi di mille occhi che ti guardano, sono gli occhi del rospo smeraldino, delle rane dalmatine o, meglio ancora, del pelobate, che con la riproduzione, emettono veramente un suono particolare… “co…co…co”, così richiama la femmina. Lo smeraldino ha invece un trillo, una musica… sì, i rospi hanno un canto bellissimo, suoni armonici. La raganella, la rana verde sono, invece, chiassose”.

Mi puoi parlare delle “peschiere”

“Erano degli invasi d’acqua vicino a una cascina creati proprio per la sopravvivenza della cascina stessa. Dentro cerano le anguille, la tinca, le rane. Erano li per la sopravvivenza, per un’esigenza della vita contadina, ne usufruiva l’uomo per mangiarle ma anche altri animali. Qui da noi, ma in tutto il Piemonte, la peschiera ha forma di ferro di cavallo utilizzata una volta per la macerazione della canapa. Oggi, c’è una legge che tutela questi invasi, che proibisce che vengano interrati. Questo per preservare la vita ti tante specie animali per cui quell’acqua è molto preziosa”.

La peschiera della Cascina Lai. Credits Andrea Di Bella
La peschiera della Cascina Lai. Credits Andrea Di Bella

Dalla peschiera alla falda acquifera. Qui, com’è la situazione?

“La situazione è preoccupante. La falda si sta abbassando, noi ce ne accorgiamo perché nel nostro pozzo vediamo il fenomeno, esce meno acqua. Oggi stagni e peschiere stanno scomparendo per l’intensificazione dell’agricoltura e dell’industria, che provocano l’abbassamento della falda e l’inaridimento del suolo. Mantenere gli invasi allagati è diventato sempre più difficile”.  

Sei una persona innamorata degli animali, li difendi, li tuteli… a proposito di animali ed agricoltura

“Si è così, li amo, difendo la loro esistenza. Vorrei a proposito fare un’osservazione: “si conducono degli studi affinché il chicco di grano sia sempre più produttivo, meno contaminato, più naturale possibile. Supponiamo che tutto sia stato fatto per migliorare la qualità del grano. Però, per contro, vediamo che ci sono più intolleranze, c’è un maggior numero di celiaci. Ma se poi in quel campo di grano non posso più avere gli animali, come ad esempio le allodole che nidificavano sotto la spiga, se non c’è più un insetto, né un altro animale selvatico, sinceramente, a me questa agricoltura non interessa. Oggi, nel campo di grano che vedo dalla cascina non vedo più le allodole. Perché l’uomo ha più diritto di un’allodola ad utilizzare quel terreno? Prima si conviveva… questo non è corretto”.

I Filari piantati per favorire la nidificazione. Credits Andrea Di Bella
I Filari piantati per favorire la nidificazione. Credits Andrea Di Bella

Silvana, ora, però devi raccontare com’è avvenuto il “giro di chiave” della tua vita. Come sei passata da commercialista ad amante della Natura

“Devo allora tornare alla mia infanzia. I miei nonni, loro erano un casato, vivevano ai bordi della città. Siamo in Meridione, nel 1954. Per noi bambini era una grande gioia potere scendere giù da casa e correre a giocare con i ragazzi contadini; loro si toglievano le scarpe, scendevano nei fossi, facevano cose che noi non potevamo fare. Devo dire che io mi molto bene in quell’ambiente. Il mio sogno era avere una masseria con tanti animali. E mi chiedevo se mai, un giorno, il mio sogno potesse realizzarsi. Poi ho dimenticato tutto… ho studiato, mi sono diplomata, ho fatto la commercialista”.

“Ma nel 2001 incontro una persona favolosa per la mia vita, Costanzo Ruella, imprenditore agricolo. Lui, vent’anni prima di me, abbandona la professione edilizia e con sua moglie e i figli vanno ad abitare nel Roero, immersi nel bosco, in piena natura. Lui, appassionato di ornitologia, fa “l’inanellatore”, segue e studia la migrazione degli uccelli. Un giorno mi dice: “Vuoi venire a vedere Cascina Serralunga (primo “Roccolo” ad uso scientifico in Piemonte a Monteu Roero (n.d.r.)? Io e mio marito andiamo… mi si è (ri)aperto il mondo, quella finestra. Da quel momento non ho mai smesso di lavorare e di pensare con la Natura. Io da allora, prima di andare in ufficio, mi alzavo all’alba, passavo da lì ad “inanellare” (mettere delle reti per catturare gli uccelli, identificarli, classificarli) e poi scappavo in ufficio”.

“Costanzo mi spiegò la tecnica, mi disse che avevo una mano molto ferma, davo sicurezza all’animale e potevo fare quel mestiere. Mi sono innamorata di quella storia, mi sono riavvicinata alla Natura. Nel 2002, Costanzo Ruella, originario di Santena, è ritornato da queste parti, perché era stato avvertito di un grosso dramma: nella zona stava per nascere una discarica. Per combatterla, assieme a dei volontari del WWF è venuto a “ricercare” il Pelobate Fosco, ormai a rischio”.

A proposito, perché ci si innamora del Pelobate Fosco… perché te ne sei innamorata?

“Perché è scemo. Ti spiego il mio primo incontro con lui: una sera si faceva il monitoraggio degli anfibi, troviamo questo rospetto, piccolino, bellissimo che ti guarda, come se ti dicesse “non farmi del male”. E mi sono rivolta a mio marito: “Marco, io l’ho baciato ma non è diventato il Principe… stasera torno ancora a casa con te”. Lui mi ha risposto “Va bene stasera torna a casa con me, però ricordati che la prossima volta torni a casa col rospo!”.

L'albero ispiratore di Silvana Borghese. Credits Andrea Di Bella
L’albero ispiratore di Silvana Borghese. Credits Andrea Di Bella

Per chiudere. Quali minacce vedi in questo momento all’orizzonte?

“Gli Organismi che sovrintendono alla nostra salute ci vogliono inculcare concetti, quali la sicurezza alimentare o la difesa della salute dell’uomo (però sta crescendo il numero degli intolleranti, dei tumori). Ma, vogliamo aiutare il nostro sistema immunitario a combattere? Se aiutiamo il nostro sistema immunitario a difendersi, l’uomo si difende. Se partiamo da lì, l’uomo può difendersi. Vuoi sapere cosa faccio? Io mangio quel filo d’erba, perché così facendo aiuto il mio sistema immunitario”.

E già crepuscolo qui, in lontananza, fanno capolino i cinque caprioli, felici. Non faccio in tempo a fotografarli, perché, distratti, sono scomparsi subito. Ma torneranno a dormire qui, assicura Silvana. La Natura è una bella cosa e vale la pena lottare per lei.

Silvana grazie per avermi aperto il cuore.

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